‟Sì,” disse Frati sollevandosi un poco dal suo articolo.

‟Mi dài cinquanta franchi? Brancacci mi ha telegrafato che li vuole immediatamente.”

‟Brancacci aspetterà.”

‟Se non glieli mando, non spedisce la fine dell'articolo.”

‟Ma io non li ho.”

‟Non li hai?” disse Joanna, pallido, stranamente atterrito da questa piccola difficoltà.

‟Aspetta che ti do i conti; oggi ho dovuto far io da amministratore.”

Frati si cercò nella tasca e ne trasse un pezzetto di carta che spiegò sulla pagina umida dell'Uomo che ride.

‟Ho dovuto dare i quindici franchi dell'articolo a Bertarelli: quell'animale non consegna le ultime cartelle se non ha avuto i quattrini. Il gerente doveva avere sei lire e mezzo per dispacci che tu hai mandati. La vedova Baracconi è venuta a chiedere i cinque franchi mandatile ieri da Trieste, e che l'amministratore aveva impiegato altrimenti: fanno 26.50; il conto di Gardini, eccolo;” e Frati tese a Joanna un altro pezzettaccio di carta tutto sporco sul quale il rivenditore aveva segnato col lapis il risultato della vendita di quel giorno: Ottanta dozzine Uomo, L. 28.80.

‟Restano due lire e sei soldi,” concluse Frati.