‟Siamo in tempo?” domandò Joanna.
‟È un po' tardi,” disse il proto; ‟il signor Malgagno non finisce più.”
‟Va bene,” disse Joanna indifferente, restituendo la pagina al proto, e domandò a Paolo Stresa che entrava in quel momento, molleggiante sulle sue lunghe gambe, dondolante la testa impomatata civettescamente:
‟Piove sempre?”
‟Non tanto,” disse Stresa.
‟Io me ne vado,” disse Joanna.
‟Addio, formosissimo giovine,” gridò Bagatti dal mezzo della stamperia.
E mentre Joanna se ne andava, il proto gli si appressò, e gli disse:
‟Il contabile della tipografia desidera di parlarle.”
Nel camerotto a vetri, ordinato e tranquillo in mezzo al rombo tumultuante della stamperia, il contabile si teneva davanti i suoi registri e i suoi libri di commercio ben rilegati, uno sopra l'altro. Il piccolo uomo freddo con la barbetta bionda e gli occhi gialligni, tirava delle linee oblique seguendo con la penna il filo d'una riga di ferro sotto colonne di cifre nitide. Joanna, stordito anche dalla molteplicità, e dalla rapidità dei fatti, dei movimenti, dei suoni, entrò stralunato.