‟Tu sei un animale,” disse Frati.

‟Io non ho che il mio stipendio di travet riscosso oggi,” disse Stresa.

‟Io impegnerò la pelliccia e il fucile,” disse Bagatti.

‟Bene: sarà un acconto per la tipografia,” disse Frati.

‟Andrò a parlare col ministro d'agricoltura e commercio,” disse Malgagno.

‟Ma si vuole ammazzare?” domandò Bertarelli.

‟È un disperato,” disse Frati.

Com'era caldo, grasso, confortevole il Caffè di Roma alle sette di sera, con tutto il gas bruciante, col brodo alitante, con la carne odorante!

La gente stanca della giornata laboriosa o seccata della giornata oziosa, si abbandonava alla delizia del cibo, e una eccitazione saliva dallo stomaco al cervello scotendo tutti i nervi del corpo, svegliando l'allegrezza negli spiriti. In un angolo, in fondo alla sala, una tavolata di artisti e di giovanotti eleganti romoreggiava lietamente; a un altro tavolo un deputato enorme con una grande catena d'oro spiccante sulla sottoveste nera, improvvisava un articolo politico a un piccolo e sottile deputatino dalla testina di vipera e dagli occhiolini di pesce; due giovani sposi forestieri, seduti l'uno di fronte all'altro, si ridevano negli occhi spartendosi un piatto di maccheroni; uno scrittore elegante di vestiti e di stile, caro alle signore, un Riccardo Joanna giovinetto, pranzava solo, barbaramente, con un po' di caviale e con una costoletta in salsa d'acciughe.

Questi mentre Joanna passava guardando intorno con l'incertezza di quelli che entrano in trattoria per cercar qualcuno e non per mangiare, lo chiamò. Riccardo gli diede la mano a traverso il tavolino: