Il senatore lo guardò in faccia, questa volta un po' impressionato più dal tono che dalle parole, e con un principio d'agonia.

‟Dite, dite: vediamo.”

‟Mi occorrono diecimila lire domani,” disse Joanna tutto in un colpo, brutalmente.

Il senatore tornò freddo e dolce come prima.

‟Sarà un po' difficile che le troviate. Io non posso darvele.”

‟Allora addio,” disse Joanna tranquillamente, facendo atto di alzarsi.

‟Aspettate,” disse il senatore, alzandosi a metà anche lui, di nuovo inquieto; ‟aspettate, che andate a fare?”

‟Vado a trovare non dieci, ma venti, ma centomila lire. Se domani L'Uomo che ride esce col suicidio di Riccardo Joanna, la sua fortuna è fatta; se ne tireranno centomila copie, nessuno gli negherà più i fondi necessari alla vita.”

‟Aspettate un poco, vediamo cosa si può fare,” disse il buon vecchio, spaventato sinceramente, sconcertato da quella faccia serena e delirante insieme. ‟Vi occorrono proprio diecimila lire?”

‟Non so, mi occorre tutto: seimila lire a Fontanella che non mi dà più carta se non lo pago, milleduecento lire alla tipografia che non mi stampa domani il giornale se non saldo il conto, cinquanta lire a Brancacci che non mi finisce l'articolo se non gliele mando per telegrafo, cinquanta lire a quel ragazzo che porta i sonetti al Baiardo se non gliele do subito, quattromila lire ai miei redattori che da due mesi non hanno avuto un soldo, dodici lire al gerente....”