‟Lascia stare, non c'è bisogno,” disse Joanna, che restava nella sua poltrona, coi gomiti puntati ai braccioli. ‟Oramai non m'importa più nulla. Mi dài il giornale di stasera?”
Frati andò in anticamera a farsi dare dal gerente una copia dell'edizione di provincia, e gliela recò. Joanna aveva cercato un sigaro nel cassetto della scrivania, e lo aveva acceso: si mise a leggere il giornale, con una certa attenzione. Frati sedette al tavolinetto, ove di solito lavorava, e cominciò a scrivere un po' di cronaca per l'edizione di Roma, sugli appunti che il reporter gli aveva lasciati. Dall'alto le tre lampade gittavano tre grandi fiotti di gas. L'ufficio ancora nuovo, ma già pieno di fasci di giornali vecchi e già polverosi, pareva scoppiare per la luce troppo piena. La faccia di Joanna era nascosta dal foglio, ma il fumo usciva dai lati e dall'alto del giornale. Giulio Frati scriveva in fretta: la sua penna correva con rapidità grandissima sui pezzetti di carta lucida. Dall'uno all'altro, nel silenzio, una trasfusione avveniva; il pensiero dell'uno passava nel cervello dell'altro. Il sognatore che aveva travolto l'altro nella sua illusione, e lo spirito pratico e mediocre che gli aveva dato invano, per avverarla, tutta la sua tenace volontà di lavoratore, s'avvicinavano, si tendevano l'uno all'altro, si stringevano unitamente con un vincolo di simpatia, di fraternità, di affetto, tenacissimo.
‟Bello il tuo articolo,” disse Riccardo Joanna.
‟Ti piace?”
‟Senti,” disse Joanna, alzandosi dalla sua poltrona e venendo a sedere sopra uno scannetto accanto a Frati: ‟tu hai una vera stoffa di giornalista: hai il cervello solido, non sei poeta, non hai velleità letterarie, non hai il feticismo dell'aggettivo: tu sarai un gran giornalista. Io ho fede in te. Ti affido L'Uomo che ride.”
Frati balzò su, convulso.
‟Se non ti levi quest'idea dal cervello, mi affaccio alle finestre, fo un tal chiasso che fo correre tutta Roma.”
‟Che idea? sei matto?” disse Joanna dolcemente, sorridendo.
‟L'hai detto fino dal primo giorno, l'hai detto sempre, l'hai detto anche stasera: questa è una follia, tu non la farai,” gridò Frati, eccitandosi rapidamente alle sue stesse parole, correndo alla scrivania e mettendovi su le mani, come per impedire a Joanna di accostarsi al cassetto.
‟Ma no, smetti, non aver paura, non mi ammazzerò, sarebbe troppo stupida, e darei gusto ai miei nemici. Lascia pur stare la scrivania, sentimi.”