‟C'è l'onorevole Sinibaldi, c'è Wood, c'è l'onorevole Caselli.”
Joanna s'accostò alla porta del salotto, e vide quei tre che parlottavano piano, confusamente.
‟Ecco Joanna, io filo,” disse Stresa, andandosene.
Riccardo e gli altri due se ne andarono nella stanza di redazione.
‟È vero che parlano di me stasera in Roma? Dicono ch'io m'ammazzo,” domandò nettamente Joanna a Palumbo.
‟No, disse Palumbo, nè meno per sogno. Dicono invece che ammazzi il giornale, e che te ne vai ad Assab, con un incarico del governo.”
‟Ah, sì?” disse Joanna, con un sorriso d'ironia.
‟Il corrispondente del Secolo stava anzi per telegrafar questa fola: l'ho fermato in tempo.”
‟Hai fatto male. A che serve? Tanto, lo telegraferà domani lo stesso; se pure non l'hanno già telegrafato altri. Hai visto il corrispondente della Gazzetta Piemontese?”
‟Non c'è: è andato a fare un'escursione nella repubblica di San Marino.”