— Il giornale non è ancora abbastanza bello, — pensò fra sè, di nuovo.

E prese il Tempo del giorno prima per leggerlo, lo scorse da cima a fondo. Due romanzi, tradotti, uno dal francese, uno dal russo, con tre titoli per ciascuno; tre colonne di telegrammi in prima pagina, altre quattro, tutte le quattro della terza pagina; una cronaca amplissima, romana e italiana; e delle notizie, delle notizie di tutto, sempre delle notizie, senza commenti, redatte alla meglio, pur di metterne molte, da tutti i paesi, di agricoltura, di borsa, di commercio, di politica, di suicidi, di deviamenti di treni. Nessun articolo: nessuna opinione politica enunciata, difesa o attaccata. Nessuna traccia di arte, di letteratura, di scienza: nulla.

— È abbastanza brutto, per tirare centomila copie, — egli pensò, — ma si può farlo più brutto ancora. —

E uscì dalla sua stanza, per andare a colazione. Una carrozza chiusa, di rimessa, ma abbastanza elegante, aspettava tutto il giorno innanzi alla porta dell'ufficio il direttore. Egli si fece condurre a casa, in Piazza di Spagna, un grande appartamento mobiliato, al primo piano, di quelli che si affittano pei quattro mesi d'inverno a famiglie d'Inglesi ammalate o lunatiche, che vengono a guarirsi o a fare economia sul continente: appartamento bello, vasto, mobiliato con lusso, ma senza nessun gusto, pieno di broccati, ma incomodo, e in tutto qualche cosa di vago che rivelava lo stato provvisorio, la residenza passeggiera, l'attendamento di un giorno. Ivi, Riccardo Joanna viveva solo, con una cameriera e un servitore; gente che non gli era affezionata, che egli non amava, che vedeva solo due o tre volte al giorno, per cinque minuti. Egli non aveva nè figliuoli, nè moglie, nè fratelli o sorelle: e aveva conservata l'abitudine di pranzare dal trattore, non sopportando la solitudine, all'ora del pranzo, non sapendosi vincere. Soltanto, quando, come in quel giorno, egli invitava un amico a colazione, faceva colazione a casa, un cuoco gli mandava tutto, pietanze, vino, biancheria, cristalli, argenteria, anche l'obbligatorio mazzo di fiori. Dopo un'ora, tutto scompariva, in un paio di canestre che due facchini portavano via: la casa restava solitaria, priva di vita, come abbandonata.

‟Bravo, eccovi puntuale,” disse Joanna andando incontro al deputato Bolognetti, un uomo sulla cinquantina, dal viso pallido e floscio, dagli occhi chiari e dalle mani sempre fredde.

E taciturnamente, seduti sulle poltrone di damasco rosso del salone, fumarono i loro sigari di avana. Ognuno studiava l'altro, senza volerlo dimostrare.

‟Ebbene, che sarà del ministero?” chiese Joanna, scotendo la cenere del suo sigaro.

‟Casca,” mormorò Bolognetti, con la sua voce stanca, semispenta.

‟Ma che!”

‟Casca, vi dico: fareste bene ad abbandonarlo.”