‟Io non sono con nessuno,” rispose vivamente Joanna.
‟Ma lo difendete: le sue idee sono le vostre.”
‟Cioè, cioè: le mie idee sono le sue. Ma in realtà, Bolognetti, non ci burliamo; nè io, nè voi, nè il ministero, nè i vostri amici, nessuno di noi ha un'idea. Non ci sono più idee.”
‟È vero: ma vi sono interessi.”
‟Parlate al singolare. Vi è un interesse solo, il proprio.”
‟Naturalmente.”
Tacquero: la colazione era pronta, passarono nella saletta da pranzo, un po' fredda, un po' malinconica, col caminetto spento, il servitore avendo trascurato di accendervi il fuoco: e vi si respirava, come dappertutto, la mestizia degli ambienti morti. Ma nè Joanna, nè il deputato Bolognetti pensavano a tali delicate sfumature di sentimento: li teneva un desiderio vivo di farsela a vicenda, in quella grande battaglia che avevano impegnata.
‟Perchè dicevate che il ministero cascava?” chiese, di nuovo, Joanna, mangiando le ostriche, col pane e burro.
‟Vi è una diserzione, ogni giorno: anche ieri, Galluppi con due o tre amici suoi, lo ha abbandonato. Il centro sinistro è tutto nostro. Sentite, Joanna, il momento è grave....” fece Bolognetti, con un falso abbandono.
‟Vi pare?”