‟Che hai, piccolino?”

‟Niente.”

‟A rivederci, io vado al Consiglio comunale,” disse Dolfin, che non si reggeva a vedere il padre preoccupato e il bimbo triste.

Uscì. Paolo, dopo aver pensato un poco, aveva preso un foglietto e scriveva una lettera. Poche parole: ma ad ognuna di esse si fermava, come pentito, come esitante, come se non trovasse la forma giusta. Stracciò il foglio: ne prese un altro. Riccardo si era seduto, le mani abbandonate, l'occhio spento, come stanco.

‟Riccardo?”

‟Papà?”

‟Senti una cosa.”

Il figliuolo si appressò al padre, che gli carezzò i capelli leggermente.

‟Mi vuoi bene?”

‟Sì, papà mio.”