‟Vuoi una cambiale, o strozzino?” domandò Riccardo Joanna al suo creditore, e la voce gli tremava di collera.
‟E che me ne faccio?”
‟Allora battiti in duello con me: ma non seccarmi più.”
Il creditore voleva aggiungere qualche cosa, ma vide che la mano di Riccardo Joanna giocherellava nervosamente attorno al calamaio di bronzo.
‟Addio,” disse, ‟vado a vendere il mio credito al direttore del Fulmine.”
‟Oh, non ha denari da comperarlo!” strillò Riccardo, ridendo, esasperato.
Quando il creditore fu uscito, egli rideva ancora: ma come se non si ricordasse più della presenza di Antonio Amati, si nascose la faccia fra le mani, in un disperato accasciamento. Il giornalista novellino lo guardava, e non osava parlare: mentalmente, confusamente, egli faceva il conto dei debiti di Riccardo Joanna, e avrebbe voluto avere quei quattrini, per darglieli, per levarlo di quella pena. Ma dopo un momento, appena Riccardo Joanna aveva ripresa la penna, un altro creditore entrò: era un trattore, dove Joanna aveva pranzato, per due mesi, un po' pagando, un po' senza pagare, e infine aveva piantato il chiodo, non ritornandovi più. E quello di cui più si lamentava il trattore, più del debito, più del tempo che era passato, si lamentava di questa disistima, di questa offesa al suo amor proprio di trattore. E Riccardo Joanna pretestava un viaggio, un'assenza di due mesi, una dimenticanza: prometteva che sarebbe ritornato, senz'altro, ad assaggiare quel buon risotto alla cappuccina: il trattore usciva, obliando di chiedere i suoi quattrini. Poi due altri ne vennero insieme, un litografo per certe incisioni di un numero-strenna, pubblicate un anno e mezzo prima, e il commesso del camiciaio, per certe camicie, da notte, di seta, un conto vecchissimo. Parlavano a gara, l'uno interrompendo l'altro, cantando monotonamente la stessa canzone, insistendo, insistendo con una pazienza, con una rassegnazione di chi conosce la inutilità dei suoi sforzi, ma che pure vuol compire il suo dovere.
Riccardo Joanna li ascoltava, col capo arrovesciato sulla poltrona, con la bocca socchiusa, con gli occhi socchiusi, come se dormisse: e stringeva una stecca di avorio, fra le dita, lassamente, come se dormisse: alla fine tacquero ambedue, come stanchi. Riccardo Joanna non rispondeva.
‟Ebbene?” domandò il litografo.
‟Ebbene?” domandò il commesso del camiciaio.