‟Poi ha messo la lettera in un librone nero, ha aperto un cassetto: quanti denari, papà! e mi ha dato.... quei quattrini....”

Si diede a piangere di nuovo.

‟Non piangere: perchè piangi?”

‟Mi sono vergognato, papà.”

Tacquero. Un grave silenzio era fra loro: la faccia del padre si era scomposta, quella del bimbo pareva quella di un vecchietto, che avesse tanto vissuto, tanto sofferto.

‟Hai ragione,” mormorò Paolo. ‟Non dovevo mandarti: dovevo andare io, sono un vile....”

‟No, non dir queste cose, non ti arrabbiare, papà mio, un'altra volta non piangerò più, manda sempre me....”

‟Speriamo di non averne più bisogno,” soggiunse solennemente il padre.

‟Speriamo,” aggiunse piamente il figliuolo.

Erano già consolati: uscirono dalla cucina.