‟Avete trovato qualche altra occupazione?”
‟Sì, signor Commendatore.”
‟E di che si tratta?”
‟È al giornale Baiardo.”
‟Mi congratulo tanto: leggeremo la vostra prosa.”
Riccardo non rispose: solo era un po' rosso in viso, vergognandosi della bugia che egli accreditava col suo silenzio. Subito, il capo divisione gli accordò il permesso. E in tutto il pomeriggio, a pranzo, al Caffè Cavour, la voce circolò, e tutti gli domandavano, un po' increduli, un po' invidiosi:
‟È vero che sei al Baiardo?”
‟Sì,” rispondeva lui, debole, vile, non osando confessare la verità.
Ma il più commosso fu l'impiegato postale. Con l'occhio umido e la voce un po' tremante, fece le sue congratulazioni all'amico, facendogli notare che lui glielo aveva sempre pronosticato uno splendido avvenire, che la fortuna di Riccardo Joanna egli la considerava come la propria fortuna, che oramai avrebbe comperato il Baiardo ogni giorno, per leggere gli articoli del suo migliore amico:
‟Io me ne accorgerò dallo stile, se sono tuoi: ma tu avvertimi sempre, quando ci è qualche cosa di tuo, non ti scordare! Avvertimi, sai.”