‟Oh il giornalista, poi, non puoi negare, è indovinato!”

‟Non vi sono di tali sciocchi cattivi, fra noi, e quando te lo dico io, basta,” ribattè severamente Joanna.

E ritornò all'argomento, prendendosi la pena di far vedere al Brandi come fossero fuori di uso, perchè vuote di senso, quelle tirate contro i preti, contro i banchieri e tutte le altre. Ora sprezzante, ora bonario, ora insultante, Riccardo Joanna distruggeva linea per linea la commedia, eseguendo certe brillanti variazioni di spirito e di critica, che avevano per solo ascoltatore Vincenzo Brandi, impiegato alle regie poste. Costui, presso la porticina di Riccardo Joanna a Via in Arcione, col pomo della mazzettina appoggiato alle labbra, ascoltava con una compunzione profonda l'attacco critico del suo amico: e i carabinieri che gironzavano intorno alle reali scuderie, manco si voltavano a vedere chi fosse quel declamatore che ora nominava Shakespeare e Molière. Parlava del teatro, ora, Riccardo, cavando dalla memoria, che aveva forte e pronta, citazioni e titoli, date e raffronti. Brandi, taciturno, non osava interrompere quel bel discorso, incantato, preso da quella forma varia ma efficace. Poco intendeva e poco poteva seguire il moto rapido del cervello di Riccardo: ma sentiva che egli diceva delle cose giuste, belle e profonde. Alla fine, inebetito, giusto quando Riccardo credeva di averlo convinto, di avergli dimostrato la trivialità della commedia e di coloro a cui piaceva, l'impiegato stupidamente disse:

‟Ma è stata molto applaudita....”

‟Va al diavolo!” gridò Riccardo imbestialito, ficcando la chiave nella toppa.

‟Ma almeno scrivile queste belle cose,” supplicò il disgraziato, ‟non le dire a me che non le capisco. Scritte, le capirò forse.”

‟Le scriverò, le scriverò, e tu non capirai mai nulla,” rispose Riccardo, dalla scala.

Andò subito a letto, sentendosi stanco; spense il lume, credendo di addormentarsi subito. Infatti un lieve sopore scese su lui: ma se ne ridestò di soprassalto, si rivoltò, sperando di riaddormentarsi. Niente: era nervoso: quel somaro di Brandi lo aveva trascinato ancora a discutere. E rifece nella sua testa la discussione di nuovo: e nel letto, voltandosi e rivoltandosi, trovava nuovi argomenti, pensava che avrebbe dovuto dire questo, questo e quest'altro, diventava furioso per non aver pensato prima la tal cosa e rideva ogni tanto, fra sè, a una frase comica che gli veniva. Ah, no, non poteva dormire, non ci era rimedio. Riaccese il lume, prese un volume di storia del commercio, su cui si preparava ai suoi esami, e lesse per un quarto d'ora, con molta attenzione, senza capire una parola: la mente non si staccava da quella commedia e dalla critica che ci si poteva fare. Poi, senza rendersi molto conto di quello che faceva, si alzò, si vestì e si dette a passeggiare su e giù per la stanza. Faceva freddo: ma egli non lo sentiva. Camminava con le mani in tasca e col capo abbassato sul petto, concentrato nelle sue idee, riunendole, con certe che si ostinavano e certe altre che sfuggivano. Aveva già pensata l'ultima frase del suo articolo, prima di mettersi a sedere: e seduto, cominciò a scrivere, come in sogno, sulle cartelle bianche che devotamente conservava sul suo tavolino. Non provava nessuna fatica e scriveva prestamente, come trasportato da uno spirito: ogni tanto si fermava e con la penna faceva dei segni sopra un altro foglio di carta, meccanicamente, mentre il pensiero seguiva il suo viaggio. La candela faceva lucignolo per lo scirocco umido della notte e scoppiettava: egli la guardava, senza vederla. Nitido, preciso, proseguiva il suo lavoro, nel silenzio della notte, dove si udivano soltanto i misteriosi scricchiolii dei vecchi mobili e lo strisciar della penna sulla carta: in un momento fu tanto l'impeto del pensiero che lo travolgeva, che egli si alzò da sedere, senza accorgersene, andò sino alla finestra, appoggiò la fronte calda ai vetri, sentendosi soffocare da tutte le cose che pensava e che tumultuosamente volevano uscire dal cervello. Ritornò subito al tavolino, a lavorare di nuovo, con lo stesso fervore, con lo stesso trasporto spirituale, per cui gli pareva di volar via sulla frase, trascinato da una volontà ferrea di cui sentiva la mano, ma gli mancava la coscienza. Mise una firma e la sottolineò con un grande tratto di penna. Un profondo sospiro di sollievo uscì dal suo petto, ma gli parve che qualcuno avesse sospirato accanto a lui. Senza rileggere, senza numerare le cartelle, senza raccoglierle come erano disperse, si spogliò in fretta, spense il lume e si addormentò subito, senza pensieri, senza sogni.

‟Perdio! che sonno,” disse Brandi, all'indomani, entrando nella stanza di Joanna. ‟Per fortuna che è domenica. Sono già venuto alle nove, che! Sua Eccellenza non ha risposto.”

Riccardo sorrise languidamente, non alzandosi ancora, godendosi il calduccio delle lenzuola.