‟Un corso d'impertinenza, a quel che pare.”

‟Grazie della lezione,” fece Riccardo inchinandosi. Ella rise: era ben seducente, ridendo, per Joanna, la marchesa Tecla Spada. Le labbra sottili si distendevano su certi dentini minuti minuti, e i piccoli occhi neri brillavano, mordevano, bruciavano.

‟Io me ne vado a sentire Beethoven, marchesa; egli è più onesto di lei, che non flirta, che tende dei tranelli ai suoi amici, con le lotterie. Ci va, almeno, a Villa Borghese oggi?”

‟Ci vado: porterò meco cento numeri per lei, Joanna.”

‟Inoltrerò querela al procuratore del Re, per rapina. E all'Apollo ci viene, questa sera?”

‟Joanna, lei ha l'aria di volermi sedurre, come una inesperta fanciulletta.”

‟Questa è infatti la mia intenzione, marchesa,” soggiunse Joanna, gravemente.

‟Stia attento alla sua riputazione, allora: ella si compromette orribilmente con me.”

‟Oh!” fece lui, come desolato, ‟non ho più nulla da perdere.”

E girando sulle calcagna, andò via subito senza voltarsi indietro, temendo d'essere richiamato; si buttò con un sospiro di sollievo dentro la sua carrozza, guarito della orribile angoscia di quei minuti, disfatto dallo sforzo, ma tranquillo. Pensava fra sè: — Avrà capito la marchesa che non avevo un soldo in tasca? — Questo dubbio lo crucciava, gli faceva venire i sudori freddi come nel salone dell'Esposizione, lo faceva tremare di collera e di vergogna, di nuovo, soffrendo nel suo esacerbato, sconfinato amor proprio, che infuriava a qualunque contatto. Era vergognoso di quella sua povertà, nascosta con tutta la cura, ma che ogni tanto trapelava: era arso da desiderii sempre più forti e più larghi, disprezzava quel migliaio di lire che guadagnava al mese, sfacchinando, buttando via il meglio di quello che pensava e sentiva, sfruttando il suo successo, imponendosi con quella sua ardente voglia di guadagnar quattrini. Mille lire! che erano mille lire, consumate a cinquanta lire alla volta, in un giorno talvolta? Erano così feroci i suoi desiderii, e così poche quelle mille lire, in un lungo mese di tanti giorni! Era così duro, così pesante fare un articolo, e cinquanta lire duravano tanto poco! Ma un pensiero sprezzante lo calmò, ad un tratto: