‟No.”

‟Perchè?”

‟Perchè.... così.”

‟Che volete da me, allora?”

‟Non voglio nulla.”

Tacquero, ella già chiusa e diffidente, gelata nel misticismo bizzarro del suo spirito, indietreggiando spaventata e sospettosa innanzi al fatto che stava per compiersi: egli scontento ed offeso nel suo amor proprio di uomo, sentendo il ridicolo di quella posizione, di due che non si amano e che si pentono di aver voluto cominciare ad amarsi.

Riccardo specialmente, anima ansiosa di amore, ardente ricercatore di avventure, credendo tutto dovuto al suo ingegno e alla sua bellezza, era crudelmente mortificato; sotto la calma esteriore, sotto il consueto pallore del bel viso giovanile, infuriava una grande collera di amor proprio. Come un fanciullo che tutto vuole e a cui tutto è negato, egli avrebbe voluto piangere, strillare, battere i piedi in terra, far male a quella donna, lacerarle il vestito; ma si dominava con un forte sforzo, cercava di lasciarsi vincere da quel disprezzo del femminile che ogni tanto trapelava attraverso il suo entusiasmo per la donna.

‟Vi piace la Nina, signora?” chiese freddamente, come se si trovasse in un salone e non in quella immensa chiesa fresca e silenziosa, a un convegno d'amore.

‟Mi piace assai,” rispose l'altra, fissandogli in viso i suoi occhioni tetri.

‟E perchè vi piace?”