La Bibbia, la Bibbia! Date a tutti la Bibbia! Oh! fate che il popolo s'innamori di questo libro, fate che in ogni casa ci sia questa voce che parla sempre per unire, mai per dividere, sempre per il perdono, mai per la vendetta, sempre per l'amore, mai per l'odio.

I libri allegri.

Qualche giorno si ha un gusto matto di ridere. Avete avuta una buona notizia? avete guadagnato un terno al lotto? Niente di tutto questo. Si è di buon umore: ecco tutto. E mentre la vostra signora con un certo compiacimento vi dice: “Sei in vena oggi!„ voi vorreste chiamare a raccolta cinque o sei amici, capi ameni, e darvi il bel tempo: un viaggetto, un pranzo, magari una colazione lì, sui monti, e, se occorre, una sbornia. Sì, una sbornia! Vadano al diavolo tutte le quistioni politiche, scientifiche o religiose, che ci fanno morire innanzi tempo con la nevrastenia, con la bile, con il mal di fegato! Pensiamo a passare allegramente la vita che ci è stata concessa, e che si riduce a ben poca cosa, se si toglie l'infanzia, il sonno e le infermità! Nell'infanzia cerchiamo i giocattoli e ci danno il pedagogo; nell'adolescenza vogliamo il sollazzo e ci danno la disciplina civile e spesso militare; e quando finalmente siamo divenuti uomini, quando potremmo essere donni e padroni di noi stessi, ecco ansie, lotte, disinganni. Si va avanti così a spintoni, imprecando, calpestando i piedi al prossimo, il quale non manca di renderci la pariglia. Ma un bel giorno, o meglio un brutto giorno, viene un serra serra, un colpo apopletico, un attacco di nefrite, una polmonite acuta o galoppante ci dice che bisogna fare le valigie per l'altro mondo. Morire! Come, io morire! Così presto? No, non posso morire, ho tante cose da aggiustare. Ma è inutile. La morte non accoglie reclami. E mentre il notaio si prepara solennemente, in nome del Re, a ricevere l'Atto di Ultima Volontà e il medico di famiglia vi va bucherellando il corpo con iniezioni, il prete, senza tante cerimonie, vi susurra all'orecchio — proficiscere, anima cristiana. E come non morire con questi tre apostoli a fianco, che rappresentano la legge, la scienza e la religione?

E sapete perchè questi signori vi vogliono spedire a grande velocità?

Il notaio desidera quanto prima i suoi diritti curiali; il medico ha più piacere di essere pagato dagli eredi che da voi, il prete vi ha preparato dei funerali con i fiocchi. Dunque la miglior cosa è di chiudere gli occhi e contentar tutti questi signori.

Li aprite nell'altra vita, siamo d'accordo; ma chi vi assicura che andando magari in Paradiso, potrete spesso unirvi in lieta compagnia e ridere un po' spensieratamente?

Forse il gran portiere Pietro, che la tradizione popolare ci presenta un po' permaloso e attaccabrighe, potrebbe dirci che in cielo non si ride. Ridere in cielo? Profanazione! Ridere alla presenza dei santi, che, fatte poche eccezioni, sono dei musoni? In cielo si prega, si adora, si gusta la musica, il canto, ma ridere, no.

Veramente il Segneri, che si vantava di conoscere un pochino le cose celesti, ci fa sapere che in Paradiso si mangia, si beve, si sollazza.

Ma ammesso pure che il Segneri dica il vero, ammesso pure che in Paradiso si rida, perchè non ridere anche in terra e prendersi così un anticipo di allegria?

Dicono i filosofi che il dolore purifica e solleva. Bugia. È il riso, il riso gaio, spensierato, che c'innalza cinque metri dal suolo. Erasmo ebbe salva la vita per uno scoppio di riso; il Tisson racconta che un malato, vedendo un suo compagno tinto di nero, rise così forte da guarirne; Paolo De Koch, ancora bambino, salvò sè e la madre col riso; il Mazzarino si liberò da una postema alla gola col riso.