Di storici obbiettivi non ne abbiamo, non ne avremo mai. Ammesso pure che uno storico riesca a spogliarsi di ogni passione partigiana e prometta a se stesso di voler essere il sereno espositore dei fatti, l'eco genuina di tutti gli avvenimenti; — l'indirizzo dei suoi studî, la predominanza di questa o di quella idea basta a turbargli il giudizio. Guardate: fra tanti libri di storia ci sono forse due che la pensano allo stesso modo? Ognuno alza la voce, ognuno nega ciò che un altro afferma. “Il Papato ha rovinato l'Italia!„ dice il Macchiavelli. “Il Papato è stato sempre la nostra salvezza!„ grida il Cantù. Il Sarpi scrive la Storia del Concilio di Trento per dichiararlo un intrigo; il Pallavicino lo rimbecca con un'altra Storia del Concilio; il Courayer ne scrive una terza per rimbeccare l'uno e l'altro; in ultimo il Servita ne fa una quarta per rimbeccare il primo, il secondo e il terzo. Ma dunque si può sapere che cosa è questo benedetto Concilio?

Nè parlo del Medio evo. Povero Medio evo! È come un cadavere sotto i ferri anatomici. Ognuno vi trova la malattia che vuole: chi il fanatismo, chi la corruzione, chi l'ignoranza; e, a corona dell'opera, il Botta lo qualifica “età pazza, scarmigliata, da cronicacce di frati e di castellani ignoranti„.

Abbiamo detto che i letterati sono sempre in lotta fra loro. E che dovremmo dire degli storici? Immaginate per poco che tutti questi signori si trovassero per un giorno solo a congresso: altro che Parlamento Italiano!

Ma lasciamo che essi gridino a loro talento. Come dall'attrito vien fuori la luce, così da questi libri, che affermano, negano, difendono, alterano, mentiscono, falsificano, nasce la storia, la grande maestra della vita.

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E parliamo della storia! Ultimi venuti nel mondo non potremmo vivere che del presente, ma la storia ci fa vivere del passato.

Sono tutte le epoche che s'intrecciano, si inanellano, si completano con i loro massacri di sangue! Essa raccoglie il grido della guerra e l'inno della pace, il sarcasmo del tiranno e il lamento della vittima.

Le più belle creazioni dell'arte si offuscano dinanzi a questo libro, in cui sono ritratti gli uomini che innalzarono o distrussero Stati e Monarchie, Regni ed Imperi, confini e frontiere.

La storia — questo monumento, più grandioso del S. Pietro di Roma, più antico delle Piramidi di Egitto — ci dice che l'umanità ha avuto i suoi eroi, i suoi martiri, i suoi carnefici, i suoi salvatori, i suoi angeli, i suoi dèmoni.

Essa è la voce di Dio, è il grande giudice degli uomini nel tempo. Molti seppero ingannare i loro contemporanei e procacciarsi con l'astuzia e con l'ipocrisia un applauso o un monumento; ma la storia li ha colpiti! Inesorabile nella sua giustizia, divide gli uomini in ischiere: i pazzi, capitanati da Caligola; i sanguinari, da Nerone; le vittime, da Belisario; gli avventurieri, da Pirro; gli eroi, da Leonida; i traditori, da Baglione; i dominatori, da Carlo V; i salvatori, da Pietro Micca; e al di sotto, tutta una immensa moltitudine di milioni e milioni di uomini, che sono come il fondamento del grande edificio sociale; di uomini, che vissero e morirono senza avere un nome una volontà, una coscienza propria. Questa moltitudine immensa è il popolo.