Scorrete la storia; ad ogni passo una guerra. Leggi, proclami, guerre; invenzioni, scoperte, guerre; pace, trattati, guerre. Guerre sanguinose, che si trascinano per anni e anni, come una vendetta di Dio; guerre insulse, nate per capriccio o volute da un despota; guerre ridicole, che fanno vergogna a vinti e a vincitori; ma sempre guerre, guerre!

Ogni epoca si apre e si chiude con un massacro, ogni nuovo regime è preparato col sangue di migliaia di vittime. Sulla punta della spada e sulla bocca del cannone è il diritto.

Non parlate alle nazioni di giustizia. La guerra è il grande, inappellabile Tribunale, che legalizza usurpazioni e violenze, che rende o strappa libertà ed onore.

Il sogghigno beffardo di Brenno ha echeggiato in tutti i secoli!

Intanto noi leggiamo la storia con la più grande indifferenza. Le guerre non ci fanno impressione, sembrano la cosa più naturale del mondo. Siamo abituati fin da ragazzi ad assistere in ispirito ai grandi macelli di carne umana. A che cosa si riducevano quei Compendî di storia, imparati nelle scuole primarie o secondarie? Se togli le leggende e qualche racconto un tantino educativo, tutto il resto: guerre. Bisognava sapere dove avvennero, quanti furono i combattenti, quanti i morti, quanti i feriti, quanti i prigionieri. Dàlli oggi, dàlli domani, si finiva col pigliarvi gusto. Alla battaglia di Canne settantamila morti, ventimila prigionieri. Bravo Annibale! In Gallia, Cesare lascia un milione di morti. Benissimo!

E Napoleone? Quest'uomo fatale, esercitava sul vostro animo un fascino irresistibile. Quando il professore di storia vi descriveva a vivi colori i grandi successi militari di Cherasco, di Lodi, di Rivoli, di Marengo, di Austerlitz, voi a battere le mani freneticamente. Napoleone è un genio!

Come siamo facili all'entusiasmo! Abbiamo innalzato monumenti ai grandi conquistatori e li salutiamo col nome di eroi! Eroi che grondano sangue, eroi che seminarono la morte e la distruzione, eroi-carnefici, che non ebbero nemmeno il pregio di essere sinceri e di confessare come Attila: “Io sono il flagello di Dio!„

Quanti milioni e milioni di uomini non furono massacrati sui campi di battaglia?

Poveri illusi! Credevano di compiere un dovere verso la Patria, e il più delle volte non fecero che secondare le sfrenate passioni di pochi. La Patria, sempre la Patria si mette in ballo per attirare il popolo e trascinarlo al macello. “Ogni anno — esclama il De Musset — la Francia faceva regalo a Napoleone di trecento mila giovani: era l'imposta pagata a Cesare, era la scorta che gli bisognava per attraversare il mondo. Mai vi furono tante notti senza sonno, mai si vide sporgere dai bastioni delle città tanta moltitudine di madri desolate, mai vi fu tanto silenzio intorno a coloro, che parlavano di morte!„

Ma i libri storici che davvero fanno ribrezzo sono quei grossi volumi del Taine, del Michelet, del Blanc, del Thiers. Se siete di animo delicato, non aprite quei libri: ivi è descritta minutamente la più grande aberrazione umana: la Rivoluzione Francese. Raccogliete le malvagità di tutte le guerre, non avrete mai la Rivoluzione Francese, “in cui l'uomo — secondo il Taine — non è solo barbaro, come il Vandalo, crudele, come l'Unno, ma un animale sanguinario e lubrico„.