Per i ritagli di tempo ha il giornale; il giornale che lo seconda, che lo difende, che lo informa minutamente di tutto ciò che succede intorno a lui. Il giornale è pratico; non fantastica, non sogna, non inventa, non si culla in vane aspirazioni: è la sentinella che veglia, il giudice che condanna, l'avvocato che perora, il tribuno che fulmina, il poliziotto che spia.

Il pubblico non sa che farne di romanzi; vuol sapere invece che cosa ha combinato il nostro Governo con l'Argentina, che fa la Germania nel Marocco e l'Austria in Albania. E poi, la “S. Giorgio„ si salverà? A novembre avremo la riforma elettorale? In Inghilterra è terminato lo sciopero? I tranvieri hanno vinto a Napoli? Questo vuol sapere il pubblico.

Dunque il romanzo muore?

No. Consolatevi, o anime sitibonde di storie pietose e commoventi; il romanzo non muore. Dopo questo periodo angoscioso di ansia e di aspettative, verrà un'ora di pace e di riposo per tutti. Ed allora risorgerà il romanzo, il vero, il grande romanzo, che i nostri figliuoli metteranno a fianco all'Iliade, alla Divina Commedia, ai Promessi Sposi!

I Pedanti.

Con questi signori c'è poco da scherzare. Sono inesorabili e non la perdonano a nessuno.

Il Malherbe era agonizzante e sentendo pronunziare dalla domestica un solecismo, s'alzò furioso dal letto e la riprese acerbamente.

“Come mai — gli disse con dolcezza il confessore che lo assisteva — in un momento solenne come questo, avete cuore d'occuparvi di cose così frivole?„

— Ah! Padre, — rispose il Malherbe — io difenderò anche nel mondo di là la purezza della nostra lingua —

Ecco l'ufficio dei pedanti: difendere ad ogni costo la lingua. Non discutono, non vogliono affatto entrare nelle vostre quistioni storiche, letterarie e scientifiche. Siate cristiani o buddisti, atei o asceti, poeti o storici, romanzieri o filosofi; essi vi fanno una sola domanda: “Come parli?„