Il pensiero lo lasciano a voi. La loro inchiesta minuta, scrupolosa, incessante è sulle parole, sui costrutti, sui reggimenti, sulle particelle.
E non ci sono difese che valgano. Tutti debbono parlar bene, tutti, anche gli animali. Sì, se sono animali domestici, se vivono in casa, a nostre spese, debbono rispettare la lingua. Non lo dico per celia. Mauro Ricci racconta un aneddoto curioso. Sentite.
Un pedante se ne sta alla finestra a godersi il fresco mattutino. Un suo galletto viene fuori con uno acuto chicchirichì. “Chicchirichì! — esclama lui, — vediamo un po'.„ Inforca gli occhiali ed apre il grande dizionario della Crusca. Chi, chi, chi... finalmente trova Chicchirichì — voce fatta per esprimere il canto prolungato del gallo.
Il nostro uomo non sta nei panni, corre alla finestra e grida: “Sì, sì, hai ragione! Bravo, bravo il mio galletto, ripeti il tuo chicchirichì!„
Ma proprio in quel momento una pettegola di gallina si mette a schiamazzare: coccodè, coccodè! “Coccodè, no, non mi pare!„ Inforca di nuovo gli occhiali e ritorna alla Crusca-vangelo. Co, co, co..... Il suo volto si rannuvola, la mano gli trema. Che è successo? Questo benedetto coccodè non è registrato.
“Lo avevo detto io!„ e come un pazzo va alla finestra e grida: “Taci, taci, ignorantaccia!„
La gallina invece seguita a fare il suo comodo.
“Ah! sei dura? Adesso ti servo io!„ e a tutto fiato grida: “Teresa! Teresa!„
Corre spaventata la domestica.
— Padrone!