Ma la nostra lingua è sempre giovane, come la natura, e sorride in una eterna primavera di amore e di gloria, mentre quei poveri pedanti stanno là, nella vostra libreria, come sovrani spotestati, cui non resti che una vecchia corona di bronzo e una spada arrugginita!

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Ma non li mettiamo alla berlina.

Sono originali, è vero, sono curiosi, bizzarri; ma un po' di bene l'hanno fatto.

Noi italiani siamo stati molto disgraziati nella lingua. I Francesi, i Tedeschi, gli Spagnuoli — che oggi con tanto entusiasmo inneggiano alla nostra indipendenza! — tra gli altri servizî vennero pure ad imbastardirci la lingua. Ci toglievano la libertà, spogliavano i nostri musei, le nostre chiese, ci gravavano di balzelli e in ricompensa ci regalavano... parole.

Da una parte i dialetti, da l'altra le invasioni: la nostra povera lingua divenne “un'insalata di molte erbe.„

Che Torre di Babele! E questa torre era così alta che si mise in campo una graziosa novella. Si disse: dovete sapere che Domineddio, quando vide che tutto il mondo si era popolato, prese con sè delle boccettine, in cui aveva racchiuso le semenze di tutte le lingue e le andò spargendo per le nazioni. Dove buttò semenza d'inglese, ivi si parlò inglese, dove spagnuolo, spagnuolo. Giunto in Italia, o che gli girasse il capo, o che gli tremassero le mani, o che volesse farci un brutto scherzo, il certo si è che gettò un poco di ciascuna semenza. Ecco perchè da noi si parla un po' francese, un po' tedesco, un po' spagnuolo. Che volete? Si tratta di semenze. Se piantate cavoli, non potranno venir su patate!

Ma pochi prestarono fede a questa fiaba. Che semenze e semenze! Noi abbiamo una lingua come tutti gli altri popoli. Vi siete dimenticati di Dante, dei Petrarca, del Boccaccio?

E vennero su leggi eccezionali. Rigore su tutta la linea. Si scomunicarono gli scrittori un po' di maniche larghe, si chiamarono barbari quelli che avevano dato ospitalità a qualche vocabolo estero. Batti oggi, batti domani: ecco l'idolatria, ecco i pedanti.

Naturalmente si passò da un estremo all'altro; e, come sapete, gli estremi sono sempre dannosi.