Questo rigore eccessivo, queste scomuniche purificarono la lingua, sì; ma la resero artificiosa e manierata. Il pedante, lasciandosi abbagliare da quel falso splendore che la parola ha in sè, dimenticò il pensiero.

Catone sentenzia: “Studia la materia, la parola viene da sè„. I pedanti invertirono i termini: “Studia la parola, la materia viene da sè.„

Spesso questa benedetta materia non veniva. Peggio per essa; se ne faceva a meno.

Ecco perchè da noi abbondarono le traduzioni. Quando non si sa pensare con la mente propria, si pensa con la mente degli altri, si traduce, si rivestono con abiti paesani i classici latini e greci. Virgilio, Ovidio, Orazio, Cicerone, Pindaro, Anacreonte, divennero fiorentini. Anche Tacito, il burbero e severo storico, dovè lasciare la toga romana e accettare dal Davanzati un abito alla moda. Il Davanzati non è un pedante professo, ma diviene tale per quella famosa scommessa. Si diceva e si dice tuttora che la lingua latina è concisa, l'italiana ciarliera. Il Davanzati ci vuol dar la prova del contrario. Si mette a tavolino e traduce Tacito con minor numero di parole.

Il Giordani n'è entusiasta e dice che la traduzione del Davanzati è “una miniera preziosa, copiosissima di lingua nobile„. Sia pure, ma è più Tacito? Neppure per ombra. E così potremmo dire di molte traduzioni che si leggono, si studiano e di cui si fa il panegirico.

Altri invece non si limitarono a tradurre, vollero comporre.

Fino a pochi anni fa il Bartoli stava sugli altari ed anche oggi c'è in Italia chi sostiene che le opere di lui sono esempio di bello scrivere. Fatemi un favore: leggete una pagina dell'Asia. Che arteficio! Vuol sembrare semplice, ma è ampolloso. Ciò che in Boccaccio e negli altri trecentisti è arte, qui è maniera.

Il Bartoli scrive per far pompa di tutto quel bagaglio di belle frasi, pescate nei classici. Il suo scopo non è di “dare gloria a Dio e lustro alla Congregazione„, ma di far vedere come maneggia la lingua, come arrotondisce i periodi, come snocciola gl'idiotismi.

Il Giordani (sempre lui!) gli canta un solenne Te Deum; noi... un De profundis. “Il Bartoli — esclama — è singolare in questa grande arte di scrivere, non pur tra gl'italiani, ma in tutto il mondo, terribile, unico!„

Forse questo panegirico, in forma di epigrafe, fece gola al P. Bresciani, il quale volle ad ogni costo imitare l'illustre confratello. Se ne andò per molti anni in Toscana per una cura termo-linguistica, ingoiò frasi, frasi, frasi e quando si sentì ben nutrito, giù novelle, romanzi, viaggi. Il Giordani si scandalizzò. “Insolente! vuoi imitare il Bartoli? Credi tu che somiglianza di berretto faccia somiglianza di cervello?„