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Il Sonzogno ha raccolto in un modesto volume della Biblioteca Classica le poesie di Vittoria Colonna, di Gaspara Stampa e di Veronica Gambara, come per dire: “Solo queste tre donne meritano di essere chiamate poeti. Fino all'ottocento non c'è altro.„

Ha torto il Sonzogno? Non credo. Del resto così la pensano tutti i compilatori di antologie. Aprite le nostre migliori antologie e non trovate che un paio di canzoni della Colonna, qualche sonetto della Stampa e una dozzina di strofe della Gambara. E delle altre poetesse? Silenzio.

Solo il Torraca nel suo Manuale di letteratura, fa un'eccezione per la Torelli e ne riporta un sonetto. Ma che volete! quel sonetto sembra bellissimo al Carducci e il Torraca per mostrarsi ossequente al dittatore ha dato uno strappo alla consuetudine.

Dunque se alcuno desidera conoscere come le nostre donne maneggiassero il verso nei tempi andati, deve ricorrere a quel volume del Sonzogno, che costa appena una lira. Una lira, venti soldi tutta la produzione poetica del sesso gentile!

Ci dispiace però che queste tre gentildonne sono presentate dallo Stecchetti con una prefazione critico-biografica. Che bel cavaliere! È vero che qui lo Stecchetti prende il vero nome di battesimo — Olindo Guerrini — e non ricorda affatto l'autore di Postuma. Corretto, correttissimo: non una parola equivoca, non una frase men che onesta. O credete che lo Stecchetti sia davvero uno screanzato! Io non credo niente, dico semplicemente: il Sonzogno avrebbe fatto meglio a dare un altro maggiordomo a quelle tre poetesse. Lo Stecchetti è indicato per una prefazione alle Novelle del Casti o alle Poesie del Marini, — si troverebbe nel suo mondo. Per quelle distinte signore ci voleva o il Pascoli, o il Fogazzaro, o il Panzacchi!

Ma ritorniamo al nostro argomento. Queste tre poetesse — che si sono salvate dall'oblío, che hanno vinto il gran concorso bandito dal tempo — sono tre infelici amanti, e le loro poesie sono quasi sempre un pianto, un pianto monotono, reso più monotono dalle continue figure retoriche. Non manca il sentimento, specie nella Stampa, ma quel sentimento spesso si raffredda a traverso i contrasti, le metafore, le similitudini artificiosamente ricercate.

Vittoria Colonna erra di convento in convento, di ritiro in ritiro e non sa parlare d'altri che del povero marito morto; ne canta la bellezza, ne enumera i pregi, ne immortala le imprese. Che eroe, che eroe! Se fosse vissuto al tempo di Roma, Virgilio l'avrebbe preferito ad Enea!

Spesso ha momenti di vera disperazione:

. . . mi sforza la nemica sorte