Ma credete che fra tutto quel pubblico “colto„ vi siano dieci persone, che abbiano studiata la Divina Commedia?

Questo libro è per noi come l'Arca Santa per gli Ebrei: si adora, ma non si tocca. Si è avuto nelle mani solo nelle classi liceali e, secondo la maggiore o minore pedanteria del professore di italiano, si sono perdute molte lezioni nel fare insulse indagini sul veltro, nello stabilire che cosa rappresenti Beatrice, quali diavolerie si nascondano sotto quel benedetto o maledetto pape Satan, pape Satan aleppe! Oggi si fa un parallelo con il Caronte di Virgilio, domani si mettono in bilancia i demoni di Milton. Infine si apre il libro del dare e dell'avere: qui imita Omero, qui Virgilio, là è stato saccheggiato dall'Ariosto e dal Tasso. Insomma un po' di autopsia, un po' di anatomia comparata e basta.

Conosco un professore, mente vuota addirittura, il quale pretendeva dagli alunni la pianta topografica di tutte le bolgie infernali, e l'anno scolastico passava in questi noiosi esercizi. Forse il disgraziato, temendo che l'inferno sarebbe stata la sua eterna dimora, ne voleva una guida per non smarrirsi!

I tre anni del liceo passano e si dà il benservito alla Divina Commedia, per entrare nella grande e vera commedia della R. Università.

Ma siamo giusti: se questo libro è poco letto, la colpa è dei commentatori e dei maestri. A furia di voler vedere in ogni verso un'allegoria, ci annebbiano talmente l'intelligenza che non sappiamo dove dar di capo. E fossero almeno d'accordo questi signori! No, lì per picca a contraddirsi.

Il proverbio dice: “Dove molti galli cantano, non fa mai giorno.„ È proprio il caso nostro. La Divina Commedia non appare così luminosa per i tanti galli e capponi che vi cantano intorno.

Si vocifera che a Ravenna debba, quanto prima, sorgere una grande Biblioteca Dantesca. Oltre le edizioni estere e nazionali, raccoglierà i commenti estetici, filosofici, filologici, storici, politici ecc., che saranno naturalmente migliaia e migliaia, giacchè tutti i critici hanno voluto dire la loro parola sulla Divina Commedia.

Ravenna dunque avrà una biblioteca monumentale. Benissimo. Idea degna del nostro secolo. Però vorrei che innanzi al maestoso edificio si scrivesse a grossi caratteri: — Dante e la Torre di Babele!

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Sentite sempre dire: “Che vuoi, segue il principio di Machiavelli! È della scuola di Machiavelli! È seguace di Machiavelli!„