Per la maggior parte degli Italiani, Machiavelli è un furbo matricolato, un cinico terribile, un ministro di tirannia, un uomo senza coscienza, senza morale, senza fede. E sapete perchè questo poveretto è così calunniato? Ve lo dico subito: non si legge.
Noi siamo soliti ripetere da pappagalli ciò che ci vien detto da altri. Machiavelli ha scritto: il fine giustifica i mezzi, ciò che giova lice, ecc. Verissimo. Ma mettete queste massime in relazione col tempo in cui visse il Machiavelli, studiate quel periodo storico in cui Firenze si dibatteva tra il servilismo e l'abiezione, e poi ditemi se una voce, che richiami al rigido diritto, merita encomio o disprezzo.
Il Villari nel suo pregiato lavoro Machiavelli e il suo tempo conchiude trionfalmente: “Oggi che l'Italia ha incominciato a redimersi e si è costituita secondo la profezia di lui, è venuto il momento, in cui gli sarà resa giustizia.„ Ma quale giustizia? La calunniosa leggenda dura, perchè le opere del Segretario Fiorentino non si leggono, e molto meno si studiano.
Il Bonghi nelle sue lettere critiche grida: “Chi non legge il Machiavelli è un uomo mediocre e di animo piccino.„ È inutile! Il Principe e Compagni resteranno sempre negli scaffali con tutti gli onori civili e militari, ma senza essere mai consultati. Si leggiucchiano le poesie e le commedie, perchè un po' scollacciate, ma le opere storiche requiescant in pace! Solo quei signori della Minerva di tanto in tanto ne mandano un pezzetto ai candidati di licenza liceale, i quali, frettolosamente — appena in sei o sette ore — gli confezionano un abituccio alla latina, tutto toppe e topponi. E come a farlo apposta si scelgono pezzetti difficili ed aridi, forse per innamorare sempre di più i giovani.
La Minerva sa rendere simili servizî!
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Specialmente noi meridionali parliamo sempre della Scienza Nuova di Giambattista Vico. Ne andiamo orgogliosi, come se questo libro fosse stato lasciato in eredità a noi, e solo a noi. In tutte le conversazioni, in tutte le dispute, in tutte le polemiche, il Vico vien tirato sempre in ballo.
Ma chi lo legge? Fino a pochi anni fa nessun editore credeva opportuno riprenderne la ristampa, e per averne un esemplare bisognava ricorrere ai venditori di libri usati o alle R. Biblioteche. Oggi, grazie a Benedetto Croce, ne abbiamo una bella edizione. Anzi il Croce, con lo zelo di un apostolo, va predicando che noi italiani abbiamo il sacrosanto dovere di leggere e studiare la Scienza Nuova. Ma come succede a tutti quelli che ricordano doveri, il Croce predica al deserto.
Anche il Michelet, a suo tempo, voleva che i Francesi studiassero quel libro, ma poi si convinse che pretendeva l'impossibile. “Giovan Battista Vico — egli disse — non può essere inteso dal secolo decimottavo, perchè parla al decimonono.„ Non l'avesse mai detto! Sapete che cosa è successo? Quelli del secolo decimonono dissero che il Vico parlava al ventesimo, noi del ventesimo diciamo che parla al ventunesimo, e siate sicuro che i nostri figliuoli diranno che parla al ventiduesimo. Insomma quel libro parla sempre al secolo futuro, e intanto... non parla mai.
Ma volete sapere perchè la Scienza Nuova non si legge? Sentite: il Settembrini, che ne parla con la riverenza di un discepolo, servendosi, come al solito, di una similitudine, dice: “Il Vico è come una immensa statua colossale che riguardata da vicino ti pare mostruosa nelle sue membra quasi formata con la zappa, gli occhi cavati con la vanga, tutto scabrezza e rozzezza; ma a certa distanza la scabrezza sparisce, e vedi la figura proporzionata e maestosamente bella.„