Cinquant'anni fa, il Bonghi diceva che in Italia si legge poco, e ne dava la colpa alla lingua. Ma che lingua d'Egitto! Il pubblico si è dato mai pensiero della lingua? Nei secoli scorsi teneva i suoi procuratori legali — i pedanti —, oggi se ne disinteressa addirittura: ognuno parli e scriva come vuole!

E allora perchè il pubblico non legge?

Ve lo dico subito: non legge, perchè non ne sente il bisogno. Dovrebbe leggere per distrarsi, per divertirsi, ma se si distrae e si diverte così bene con lo sport, con la bicicletta, con l'automobile, col grammofono; col cinematografo, con l'areoplano! E poi, se il pubblico non legge, è un po' corrucciato; ha ricevuto un torto dai nostri letterati e vuol vendicarsi. Fino a pochi anni fa divorava i romanzi francesi, e il Dumas, il Sue, l'Hugo, il Verne, ecc. erano popolarissimi tra noi. Solo i romanzi? E' naturale. Il pubblico grosso se legge, legge romanzi. Nei secoli passati, quando la vita era meno febbrile, il pubblico prendeva parte alla letteratura classica, leggiucchiava poemi, tragedie, storie, ma a poco a poco si allontanò da questa roba un po' pesante; e quando lo Scott in Inghilterra, il Dumas in Francia e il Manzoni in Italia presero a battesimo il romanzo, il pubblico dette il benservito alla letteratura classica e giurò eterna fedeltà al romanzo. Sempre e soli romanzi!

Ma un giorno si incominciò a dire: lasciate stare questi libri. Non vi accorgete che tutto è fantastico e strano? non vi accorgete che il romanziere vi burla e vi tratta da bimbi?

Il pubblico sempre credulo, sempre scolare, sempre amante di novità, mise da banda quei libri, che lo avevano divertito un mondo, ed aprì i romanzi moderni. Ma che! questi romanzi non lo dilettavano un fico. Poca invenzione, poca azione drammatica e molta analisi. Il pubblico restò male. E che specie di romanzi son questi? Noi vogliamo distrarci, vogliamo sognare e questi libri mettono in campo quistioni scientifiche, tesi psicologiche, antropologiche!

Che fare? Ricorrere di nuovo al Dumas e Ci? No. E dunque? dunque faremo a meno di leggere. C'è tanto da fare nella vita!

Ma non crediate che il pubblico davvero non legga; legge, sissignore, ma legge male.

So di un editore fiorentino, il quale mette in piazza migliaia e migliaia di libercoli, che vanno a ruba. Sono delle porcheriole non tanto per il soggetto, quanto per la forma. E quest'editore confessa, a onore e gloria di noi italiani, che a pubblicare buoni libri c'è da rimettere le spese, mentre con queste porcheriole si fanno quattrini. A Napoli parecchie Case Editrici non confezionano che questa roba; roba sudicia, roba da trivio, che fa vergogna alla natura umana. Sono libercoli dai titoli ambigui o spudorati, con fotografie sconce, che svegliano e solleticano i più bassi istinti.

Mi sono caduti sott'occhio parecchi volumetti di una biblioteca così detta, scientifica. Che scienza! Si parla delle anormalità più nauseanti.

E come sono furbi questi editori! Per stuzzicare di più l'appetito, presentano i libercoli, chiusi come in una busta. Dicono che la legge vuole così. Bugia. Il nostro Codice sorvola su queste bazzecole. Si chiudono in busta per rendere la merce più appetitosa. Il frutto proibito attira: non per niente siamo figli di Adamo e di Eva!