A credervi, nessuno legge queste porcheriole, ognuno se ne mostra disgustato, ognuno aggrinza il naso e si atteggia a Catone, ma di grazia dove vanno a finire le tante edizioni, che si tirano così frettolosamente? Eh! questi libri si comprano, si leggono e si rileggono.
Ma c'è bisogno di tanti esempi per dimostrare che il pubblico nostro legge male? Ricordatevi di Quelle signore. Veramente un tal successo si deve un po' a quel buon Procuratore del Re, che volle sequestrare il libercolo e trascinare l'autore dinanzi al tribunale. Non l'avesse mai fatto! I giudici l'assolsero e il pubblico l'arricchì!
E quel che è peggio il signor Notari ha avuto degli imitatori. Molti, vedendo che quel genere era ricercato, ci regalarono subito: Le Figlie di quelle Signore, Quelle Signorine, Quelle ragazze, Quelle Matrone e simili dolciumi.
Qui mi verrebbe la tentazione di fare un po' il moralista, ma a che pro? Tempo perduto! Sua Eccellenza — di felice memoria — on. Luzzatti, volle alzar la voce in nome della pubblica morale. Scrisse una bella lettera ai prefetti del Regno, e disse solennemente: “Io non voglio più vedere libri, libercoli e cartoline pornografiche!„ Il buon uomo per raggiungere più presto lo scopo promise premi e minacciò castighi, ma fece fiasco. E faranno fiasco tutti. Noi dobbiamo imparare a proprie spese e metteremo senno solo quando l'acqua ci sarà arrivata alla gola. Pazienza. Io intanto penso: il Notari ha comprato una bellissima villa e fa la vita da signore a spese di Quelle Signore; mentre parecchi letterati nostri, valenti, vivono... da poveri cristiani.
Bisogna dire che nel mondo v'è giustizia!
Gli adulatori.
Non ci avete mai pensato, ma la vostra libreria è piena zeppa di cortigiani.
Vedete un po': Stazio s'inchina dinanzi al trono del lurido Domiziano, Virgilio apre le porte dell'Eliso ad Augusto, l'Ariosto tira incenso al suo Cardinale, l'Achillini affastella sonetti per quel sozzo Luigi XIII ed arriva a dirgli goffamente
ai bronzi tuoi serve di palla il mondo,
il Metastasio piega le ginocchia dinanzi alla sua padrona, il Cesarotti e il Monti inneggiano al Bonaparte!