Eravamo un po' superbi e siamo restati tali, eravamo indolenti e lo saremo fino alla consumazione dei secoli. E perchè? Dal libro vogliamo essere allettati, dilettati, carezzati, magari storditi, non educati. Cioè vorremmo essere educati, ma senza sforzi, a nostra insaputa. Non si è detto sempre che leggere è mangiare? Mettete in bocca un bel pezzo di carne; masticatelo un pochino e inghiottitelo. Appena andato giù, deve lo stomaco utilizzarlo e renderlo chilo e sangue. È un processo che si svolge da sè, senza che voi ve ne curiate nè punto nè poco. Siamo d'accordo. Ma ogni libro è per la mente ciò che il pezzetto di carne è per lo stomaco? No. Allo stomaco diamo carne, alla mente intingoli, pasticci, dolciumi più o meno nocivi. Sono degl'intingoli che stuzzicano l'appetito, carezzano il nostro palato, soddisfano la nostra ghiottoneria, ma non dilettano lo stomaco.
Libri-carne, libri-pane ne leggiamo pochi, libri pasticci un mondo. Ma vale la pena di consumare tempo e danaro per un passeggiero diletto, per un'efimera commozione? Noi italiani, a preferenza degli altri popoli, amiamo assai gl'intingoli in letteratura. E perchè? Per seguire la moda, per far sapere a cielo e terra che a noi piace l'arte! E sempre questa benedetta arte! Ma possiamo vivere di sola arte noi? Eccetto pochi privilegiati che si allontanano, quasi direi, dal mondo reale e passano gli anni in continua contemplazione, tutti gli altri debbono vivere. E abbiamo mai pensato che cosa importa, specialmente oggi, vivere? Vita, motus: moto continuo, incessante, e in questo moto perpetuo, quante lotte, quante sorprese, quante cadute!
Convinciamoci: nè l'arte, nè la scienza potrà insegnarci a vivere. Abbiamo per tanto tempo studiato, investigato, scrutato, di tutto conosciamo la ragione intima; la natura in parte ha ceduto le armi, ma che? noi siamo scontenti, noi siamo sfiduciati. Sfiduciati del progresso? No, di noi stessi. Chiediamo alla vita più di quello che dovremmo. Nessuno si mette nei giusti limiti. Si vuol giungere in alto senza noviziato, senza sacrifici.
Di qui malumori, scoraggiamenti, disillusioni: di qui lotte sorde, disoneste!
Ecco la necessità di libri eminentemente educativi, di libri che ci facciano conoscere i nostri doveri, che ci dicano come la vita è nell'operosità!
Mettiamo da banda romanzi e poesie che ci fanno sognare: chi sogna dorme e chi dorme — voi lo sapete — non piglia pesci; mettiamo da banda tanti libri che ci commuovono, ma che non ci educano. Il cuore, il cuore, sempre il cuore! A furia d'intenerirlo, l'abbiamo tanto rammollito! Il cuore, ricordiamolo, è un organo che deve lavorare giorno e notte ed ha bisogno di forze vitali!
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Di libri educativi ne abbiamo un mondo.
La pretenzione di educare l'hanno tutti gli scrittori. Eccetto pochi, i quali scrivono per scrivere, senza curarsi di ciò che mettono fuori, tutti gli altri credono o fingono di credere che i loro libri siano educativi. Il poeta vuol educare col sentimento, il romanziere con la favola, lo storico col passato, il filosofo con l'avvenire.
Mettiamo da parte i poeti e i romanzieri. A tirar le somme, questi signori hanno fatto più male che bene alla povera umanità. Parliamo di quegli scrittori, che ex professo vollero trattare di educazione. Date una sguardo ai vostri scaffali: libri educativi non ne mancano, anzi occupano un posto importantissimo. Ma educano davvero?