Mi viene un'idea: vorrei recarmi a Roma, ove da due giorni furoreggia il Secondo Congresso Femminile Italiano e dire a quelle rispettabili dame e damine: “Signore colendissime, che pazzia è mai questa? Voi pensate alla politica e non sapete del brutto tiro che vi sta preparando un americano, il dott. Malffots? Costui, dopo dieci anni di studio e di esperimenti, ha detto che l'amore è un morbo contagioso come il colera, ha scoverto anche la nuova virgola e sta preparando un siero anti-amoroso. E che sarà di voi, che sarà delle vostre figliuole? A che varrebbero congressi e ordini del giorno, se quel malaugurato dottore mettesse domani in vendita il siero anti-amoroso? Sentite un mio consiglio: chiudete il congresso e correte tutte in America. Cercate di questo maledetto dottore, gettatevi ai suoi piedi, pregatelo, supplicatelo, scongiuratelo. E se l'amico non si lascia nè intenerire, nè commuovere, ricorrete alla violenza. Mandate al diavolo lui e i ferri del mestiere.

Non so se in America ci sia la condanna condizionata, ma in ogni caso è meglio un annetto di carcere che l'eterna rovina di tutte le donne presenti e future!

Questo vorrei dire alle congressiste, ma le mie parole potrebbero essere accolte da una risata generale. Le donne sono sicure del fatto loro e non temono le americanate!

Ma io straripo. In questo capitolo dovevo parlare dei microbi nei libri e invece me ne sono andato oziando con le carte monetarie e con l'amore. Ho torto, e entro subito in argomento.

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I nostri vecchi esculapî non sapevano che nei libri vi sono milioni e milioni di microbi. Bisogna compatirli. I poveretti non avevano microscopî; si accontentavano solo di buoni occhiali, quando la vista incominciava a venir meno, e così i signorini microbi facevano il loro proprio comodo. Con i medici moderni invece c'è poco da scherzare. Non contenti di esaminare, scrutare, tagliuzzare i visibili — che sfortunatamente siamo noi! — hanno preso di mira gl'invisibili ed hanno giurato di farli sloggiare da ogni parte. I poveri perseguitati si nascondono nei libri, si raggruppano fraternamente sulle parole scritte, fanno corona ad una bella incisione, ma la scienza implacabile li ha scoverti ed ha gettato l'allarme fra gli studiosi, gridando: “Sciocchi, i libri vi danno la morte!„

Ma vediamo un po' che cosa vorrebbe da noi questa scienza.

Il dottor Balville, francese, dice che il mezzo più pratico e più efficace per evitare l'infezione è... la distruzione. Quindi quando vi sorge il dubbio che un libro sia stato in casa di un ammalato, bruciatelo. Salus ante omnia. Potreste dire: ma io ho assoluto bisogno di quel libro, ma io non posso comprarne un altro esemplare! Mi dispiace, ma la scienza non vuol saper ragioni. Si tratta della pelle. È meglio un asino vivo che un dottore morto. Dunque, non potendo addivenire un dottore, senza sottoporci alla morte immatura, contentiamoci di restare... quel che siamo.

Il Foucoult, meno brutale, ma più cinico, prescrive un bagno in un certo liquido da lui inventato (bel metodo questo per far la reclame ai propri prodotti!). In verità, dopo tal lavacro, i poveri libri e specie le legature in tela e in oro, vengono barbaramente deturpate. “È vero, — dice il sullodato professore — ma non c'è via d'uscita: o voi deturpate i libri o i libri deturpano voi!„.

Meno male che la via d'uscita la trova un tedesco, il dott. Volfagg. Egli dice: “La cosa è semplicissima. Il bagno deturpa il libro? Ebbene, nella fabbricazione della carta e nella composizione dell'inchiostro, mettiamo una buona dose di aldeide formica, di cloruro di calce, ecc. Il libro, così vaccinato, darà un odore di catrame, di acido fenico, ma non ci sarà più pericolo d'infezione, anzi il libro diventerà un antisettico. Ubi olim mors, ibi vita.„