Ponmi al Tanai gelato, al freddo Gange,

ove per l'aria empio velen scintilla:

io sono sempre lieta,

Purchè le fide sue due stelle vere

Non rivolgan da me la luce usata.

Difatti, finchè questo benedetto Conte (poeta anche lui!) le fa buon viso, la fanciulla è contenta più degli angeli che se ne stanno presso il trono di Dio.

Io non vi invidio punto, angeli santi,

Mentre ho davanti i lumi almi e sereni,

Di cui convien che sempre scriva e canti.

Ma quando il Conte l'abbandona, la poveretta è disperata: piange, piange da commuovere le pietre.