Non li chiamate così: chiamateli le vittime del dolore!

Un giorno essi amarono la vita, ma o traditi nell'amore o sconvolti dal dubbio o combattuti dall'avverso destino, si rinchiusero in sè stessi e quasi non vissero più: divennero misantropi, scettici, atei.

Poveri genî, che un momento di sconforto precipitò nella gelida apatia! Nessuno si accorse che i loro occhi erano languidi, che a traverso la livida fronte aveva sede un terribile mostro: la disperazione! Cantarono per calmare un po' la tempesta, che sconvolgeva il loro animo, per rievocare un passato di gloria; ma quel canto è lugubre: è una tomba che si schiude!

Spesso attratti dall'arte, vinti dalle bellezze della natura, hanno accenti di arcana melodia, di incantevole dolcezza; ma dopo questa fugace serenità di spirito, la ferita del cuore si riapre, ritornano i fantasmi orrendi dello sconforto; ed ecco imprecazioni, bestemmie. Nessuna speranza, nessun entusiasmo!

Ma sotto quella apparente indifferenza, sotto quello scherno, c'è un cuore che ancora sente l'influsso vivificatore della vita. Da ogni pagina dei loro libri esce una voce straziante e supplichevole: “Pietoso lettore, guariscimi! Io sono infermo! Dammi la speranza, dammi la luce!„

L'Heine sul letto di dolore grida: “Fantastico, senza scopo è il mio canto, senza scopo, come la vita, come il creatore e la creazione!„ Il Leopardi vuol comporre l'arte di essere infelice, “quella di essere felice — esclama — è cosa rancida, insegnata da mille, conosciuta da tutti, praticata da pochissimi e da nessun con effetto!„

Ma la terribile bestemmia del primo, il freddo sarcasmo del secondo è il grido angoscioso di due anime che vorrebbero essere risanate. Guaritele! E la vita, il creatore, la creazione avranno uno scopo, e l'arte di essere felice non sarà più rancida!

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Ma tutti i pessimisti sono davvero gli uomini, del dolore? No.

Taluni, come il Byron e il Rousseau, sono per così dire, pessimisti di circostanza. Di natura irrequieti, turbolenti, impulsivi, si lasciano facilmente dominare dalle proprie passioni, e alla più piccola avversità, ecco a imprecare, a maledire.