Disgraziatamente però la poesia è passata da un estremo all'altro. Le severe e paradossali investigazioni della filosofia tedesca, la miscredenza religiosa, i malumori e i desiderî non soddisfatti, che tengono sempre dietro alle rivoluzioni, hanno creato un perturbamento, nella società moderna.

Distrutta ogni idealità, n'è venuto fuori un pessimismo pratico che, bisogna confessarlo, è un portato della nostra civiltà e dei nostri studî. È vero: nell'arte e specie nella letteratura vi è sempre un'evoluzione di forma e di pensiero che corrisponde ai nuovi stati dello spirito umano. Oggi il concetto della vita è più grave, le induzioni più intime, le aspirazioni più alte e per conseguenza le disillusioni più dolorose. Possiamo dire col Lammenais: “Gli antichi guardavano ciò che guardiamo noi, ma non vedevano ciò che vediamo noi„. Essi non sentivano così forte la lotta fra l'ideale e il reale, fra i bisogni indefiniti dell'anima e le istintive compiacenze del corpo. L'uomo diventa sempre più adulto. Ogni secolo che passa imprime sulla fronte dell'umanità nuove aspirazioni. Ma perchè oggi l'arte è precipitata in un pessimismo sconfortante?

Signori miei, l'arte non è sincera. Quel pessimismo è falso, è retorico, non nasce da convinzione di animo: è un atteggiamento artistico e nulla più.

Vedete: i nostri poeti, i nostri romanzieri si godono la vita, ma appena si siedono a tavolino, appena prendono la penna in mano, ecco pensieri nebulosi, concezioni lugubri, situazioni raccapriccianti. È un pessimismo superficiale che si indossa come la veste da camera.

Ci dispiace che il Nordau, il quale ha voluto con tanta brutalità far conoscere le Menzogne Convenzionali della civiltà moderna si sia dimenticato di dire che anche questo ultra-pessimismo in letteratura è una menzogna. Il vero pessimista è un amante che odia, perchè si vede disprezzato; ma se domani è bene accolto, l'odio cessa e ritorna l'amore. Leggete le poesie dell'Heine e del Leopardi. Sotto quel sarcasmo vi è il dolore delle speranze infrante, vi è, quasi direi, la vendetta dell'entusiasmo deluso.

Ma il pessimismo dei nostri poeti è puro scherno, è pretta buffoneria: domani, se il gusto cambia, si adatteranno alle nuove tendenze.

Si è detto che la nostra poesia è ritornata al classicismo antico. Nella forma, non nel pensiero. Il classicismo greco e latino ci dava almeno il culto per la patria, l'amore al sacrifizio, l'esempio di virtù pubbliche. Oggi si ricorre al metro greco e latino, si scrivono odi saffiche, alcaiche ecc.; ma sotto quella veste pindarica, virgiliana, sbuca una lirica personale, la quale ci offre lo spettacolo di credenze distrutte, di anarchia intellettuale.

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Disgraziatamente, o falso o vero, questo pessimismo apporta sempre i suoi funesti effetti. Ognuno di noi sente in sè l'influenza malefica di questi libri che tentano strappare tutte le speranze, tutte le dolci illusioni!

Quante volte, leggendo il Caino del Byron, la Metafisica dello Schopenhauer, la Filosofia dell'inconscio dell'Hartmann, il Ratcliff dell'Heine, gli Spettri dell'Ibsen non vi siete domandato: ma dunque la vita è un male! ma dunque davvero dobbiamo maledire il giorno della nostra nascita? Quelle frasi terribili vi scendono nell'anima come la lama fredda di un pugnale. A poco a poco vi assale un grande scoraggiamento. Addio speranze! addio entusiasmo! Tutto è lugubre, tutto è desolante; pare che da un momento all'altro debba sparire financo il sole. E voi vi fate alla finestra per respirare, per vedere la luce, per confortarvi con la visione della natura. Solo così il vostro cuore si calma e nell'animo ritorna la serenità e la pace. Ciò succede, perchè voi avete un'età e un po' di esperienza. Ma guai se questi libri cadono nelle mani de' giovani, i quali facilmente si lasciano impressionare! Attenti! attenti! Quando le prime lotte della vita ci appaiono terribili, appunto perchè il nostro carattere non si è ancora ritemprato, abbiamo bisogno di chi ci incoraggia, di chi ci mostra una mèta da raggiungere, di chi ci dica che la vita sta nel dovere e che nell'adempimento del dovere troviamo il premio al nostro lavoro. Specie quei giovani che per natura tirano alla malinconia, dovrebbero star lontani da certi libri, che disseccano ogni germe d'idealità. Via, via il pessimismo che distrugge e non riedifica, che imperversa nell'animo, come una bufera devastatrice, che ci passa davanti come il cavallo di Attila!