Ma il bagno non è piacevole per tutti. Chi sa nuotare si diverte un mondo, ma per tanti poveretti, che non sanno muovere un piede, è un martirio!
Confinati nel loro camerino, con le braccia conserte, sembrano tante anime del Purgatorio. Che noia starsene una mezz'ora lì, come in una bolgia dantesca. Se si potesse leggere un giornale! È impossibile: il giornale nell'acqua diventa pan cotto. Ma quali giornali? Oh! non sapete che nella stagione estiva, si pubblica, in Francia, un giornale per i bagnanti: Le Courrier du baigneur? Stampato su tela cerata impermeabile, con inchiostro speciale, resiste all'azione dell'acqua dolce o salata. Lo si spande come un qualsiasi tovagliuolo, e mentre il corpo si rinfresca, l'occhio scorre la cronaca del giorno.
A proposito di bagni, avete passato l'oceano, avete fatto un viaggetto fino in America? No? Sentite: chi ha quattrini e non fa una gita di piacere in America è uno sciocco. La traversata è bellissima. Che tramonti, che albe, che serate, che idillî! Ma c'è un inconveniente: per quindici o sedici giorni voi siete isolati dal mondo; manca il giornale. Cioè, dico meglio, mancava ieri, ma oggi, grazie al telegrafo senza fili, i principali piroscafi hanno il giornaletto quotidiano: Le Journal de l'Atlantique. Va in macchina all'una dopo mezzanotte e la mattina i signori passaggieri, pur trovandosi in mezzo all'oceano, sanno che cosa si combina nel vecchio e nel nuovo mondo.
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Convenite con me: l'America s'impone, non per il danaro — il danaro in teoria è stato sempre considerato vil metallo — ma per civiltà, per umanità. Noi, ad esempio, trattiamo molto male i detenuti. Appena un poveretto è stato giudicato dalle Assisi perde ogni cosa: finanche i baffi vanno via. Rinchiuso nella casa di pena diventa un numero: fa i tre voti solenni, da vero cappuccino, e ignora tutto ciò che succede nel mondo. In America, no: i detenuti sono trattati con più umanità. A New York si pubblica un giornale per i carcerati. Il titolo: The star of Hope, cioè la Stella della Speranza. E questo giornale si offre gratis a quei disgraziati. Opera umanitaria! Anche i detenuti hanno il dritto di sapere ciò che fanno e pensano gli uomini liberi. E forse quel giornale li conforta, li distrae e fa sembrare loro meno dura la vita del carcere. In Italia non si è pensato a questo. Vogliamo fare un bell'ordine del giorno e mandarlo al Ministro di Grazia e Giustizia?
Padronissimi, ma faremo fiasco: il nostro ordine del giorno andrebbe a dormire il sonno dei giusti in qualche archivio, dove dormono tanti ordini del giorno, o meglio della notte. Parlarne al nostro Deputato? Che faccia lui alla Camera un'interpellanza? Si nega? nossignore: i Deputati non si negano mai. Temo piuttosto che dopo aver promesso non mantenga: è loro abitudine.
Io però se fossi al Parlamento proporrei una forte tassa sui periodici letterarî. E sì, ci vorrebbe! In Italia se ne numerano più di trecento. È una vera mania. Si incontrano sei o sette disoccupati e il periodico è fatto a propria immagine e somiglianza. I collaboratori non mancano. Eh! ci sono tante poesie, tanti bozzetti, tante novelle che marciscono nei tavolini e che aspettano appunto un periodico, come si aspetta il Messia.
Poveri noi, siamo ammorbati da riviste e giornaletti. Spesso, ritirandovi a casa, ne trovate uno, due, tre, quattro; se ne contano fino a dieci, che arrivano nello stesso giorno. Vi date uno sguardo; eccetto qualcuno di voce autorevole e redatto da competenti, tutti gli altri, roba da chiodi. Sono degl'importuni, che vi rubano tempo, denaro e buona digestione. Alcuni vi gettano o meglio vorrebbero gettarvi in un mare di polemiche, di quistioni insulse e pettegole; altri vi affliggono con una eterna geremiade sul regresso artistico. A sentirli, siamo addirittura degli ignoranti — la poesia è finita, il romanzo è agonizzante, il teatro è morto. Altri, gli sfruttatori, vengono col semplice scopo di carpirvi quelle quattro o cinque lire annue e non dicono nulla di nuovo, nulla di interessante: l'unico loro pensiero è di far sapere che “una gran parte degli abbonati non hanno ancora pagato alla nostra amministrazione„, e ve lo dicono in tutte le forme, ve lo condiscono in tutte le salse, ve lo ripetono in tutti i toni. Spesso cercano adescarvi con qualche premio. “Chi manda il suo abbonamento per il 31 corrente riceverà franco di porto un bellissimo libro.„ Se voi siete sordo vi fanno sapere che in ultimo caso c'è il tribunale: la Cassazione di Roma ha deciso che “chi riceve per cinque o sei volte un periodico è considerato come abbonato ed è tenuto al pagamento„.
Che fare? la stampa dev'essere incoraggiata, e guai a chi si permette di dire una parola. Ognuno è libero di scrivere spropositi, tanto più che il Governo Italiano non ha pensato di prenderne la privativa, come del tabacco, mentre dovrebbe farlo, giacchè sia il tabacco, sia i periodici si riducono a fumo.
Ferdinando Martini ebbe il primo numero di una gazzetta, la quale si proponeva di pubblicare solo lavori di studenti, di qualunque classe. Come vedete: una vera pazzia! Il Martini, da buon padre, sul Fanfulla della Domenica, diceva a quei giovani: “Andate a scuola, e se vi avanza un po' di tempo, leggete le Ottave dell'Ariosto e le Odi di Orazio: godrete più voi a gustare quei versi che il pubblico a digerire la vostra prosa!„