Apriti cielo! Gli studenti si ribellarono, i padri di famiglia l'ebbero a male, e il povero Martini dovè convincersi che la verità è sempre dura e che in fatto di stampa bisogna dare il benvenuto a tutti i giornaletti, salvo a cantarne il miserere dopo pochi mesi, giacchè la maggior parte muoiono presto e di morte repentina: oggi pieni di vita, domani nella camera ardente.
Ma — parliamoci chiaro — com'è possibile fare buon viso a tutti? Il bilancio non lo permette. E voi spesso, senza tanti complimenti, scrivete sulla fascetta: si respinge. Alcuni, a quest'atto che sembra scortese, ma che è salutare, mettono il broncio e non si fanno più vedere; altri invece fanno gl'indiani e continuano a venirvi fra i piedi.
Voi con una santa pazienza tornate a scrivere con carattere più grande: si respinge. Peggio! Dopo otto giorni vi arriva il periodico con una lettera del direttore. Voi non lo conoscete, ma dovrà essere un uomo di talento, questo direttore: scrive col voi. Un tempo questo lusso se lo permettevano solo Papi e Imperatori, oggi se lo permettono anche i direttori di giornali. “Abbiamo appreso — egli scrive — che V. S. Ill.ma ha respinto il nostro periodico. Le facciamo rispettosamente osservare che....„ e qui incomincia il panegirico. A credergli, quel giornaletto è stato lodato dal poeta B., dal critico C., gode la simpatia di molti professori, se ne tirano diecimila copie, nell'anno nuovo incomincerà a pubblicare lavori pregevoli del D'Ovidio, del D'Ancona, dello Zumbini ecc. ecc.
Vorreste rispondere: dunque non vi basta, Ill.mo Signor Direttore, annoiare ben diecimila poveretti? Ma poi vi convincete che gli abbonati sono tutt'altro che diecimila, che le poche lire di abbonamento vi si chiedono quasi per elemosina; e così lo lasciate stare in casa, salvo a pentirvene a fine d'anno, quando vi tocca sborsare quelle quattro o cinque lire.
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Ma insieme a questi periodici spensierati, birichini, ladri, superbetti, arriva il giornale politico, il grande cicerone del giorno, il severo Catone dei tempi nostri, l'astuto poliziotto, che spia tutti i Governi, tutte le Nazioni, tutti gli uomini.
Lasciamo i giornaletti politici di provincia, che gridano l'osanna a chi li paga, che fomentano tante inimicizie private, che acutizzano le lotte de' partiti locali, che vivono di vita rachitica, limosinando per sottoscrizione. Parliamo del gran giornalone politico, che viene da lontano e che ci parla di tutto il mondo. È galantuomo e villano, è umile e superbo, è arcigno e gioviale, è dignitoso e pettegolo. Vede, scrive, commenta, accresce, altera, trasforma! Che burlone! che verista! che screanzato! che caro amico!
Il Verne faceva compiere al suo lord Fogg il giro del mondo in ottanta giorni, il giornale ve lo fa girare in pochi minuti: vi balza da un capo all'altro della terra, senza che voi ve ne accorgiate.
Ma strano! Nella sua corsa vertiginosa, nella sua fretta indiavolata accoglie tutti i lamenti. Vi hanno fatto un'ingiustizia? avete avuto un sopruso? non siete stato compreso nel quadro di avanzamento? la Minerva non vi paga? i vostri superiori sono indolenti? Ricorrete al giornale e domani lo saprà tutto il mondo. Che! non avete il coraggio di dire in barba al vostro sindaco che egli non pensa alla pulizia urbana? Glielo dirà il giornale.
Per mezzo suo, potete far pervenire le vostre dimostranze a tutte le autorità civili, militari e religiose. Il giornale, questo padrino universale, questo grande patrocinatore di tutte le vittime, non conosce mezzi termini, nè ha riguardi per chicchessia. Voi, per essere ricevuto da un papavero, dovete fornirvi di due o tre biglietti di presentazioni, dar la mancia a cinque o sei bidelli, attendere un paio di ore nelle diverse anticamere, e spesso spesso, quando siete dinanzi alla porta del paradiso, vi sentite dire: “Sua Eccellenza è occupatissima, Sua Eccellenza riceve alle cinque, Sua Eccellenza deve partire. Sua Eccellenza è in colloquio colla Sotto Eccellenza.„