E voi, dopo aver seminato quattrini ed inchini, scendete le scale, benedicendo Carlo Alberto e Figli che ci dettero la salutare Costituzione, per mettere su certe Eccellenze!

Il giornale invece entra dovunque. Dinanzi a lui ogni porta si apre, ogni cortina si solleva. Il ministro fa colazione? è a letto? Lui entra, non per augurargli il buon appetito o la pronta guarigione, ma per dirgli in barba che il suo progetto sul monopolio delle assicurazioni ha scontentato tutti.

***

Se siete un semplice cittadino e badate ai fatti vostri, il giornale non vi molesta, ma se riuscite ad afferrare un portafogli o un mezzo portafogli, avete da fare con lui! Vi segue dovunque, vi consiglia, vi ammonisce, vi rimprovera, vi insegna come si parla, come si scrive e — se occorre — come si procede da galantuomo. Sempre vigile, esamina i vostri progetti, commenta i vostri discorsi, postilla le vostre circolari. Egli sa quante persone avete ricevuto oggi, quanti strappi avete dato alla legge, quante grazie o scomuniche avete sottoscritte. Insomma per lui non ci sono misteri, non ci sono discrezioni di sorta. Siete un uomo pubblico e dovete dar conto financo di uno starnuto, per non dir peggio!

Che? è ammalato un ministro? Tutti quei segreti che prima restavano tra il medico e la famiglia dell'infermo diventano di pubblica ragione. “Sua Eccellenza ha il diabete, ha la nefrite, la pleurite. Ieri ha rifiutato il latte. Stanotte ha dormito poco. Stamane alle 10 non ha riconosciuto il figliuolo. Alle 19 è entrato in agonia. Ore 21 — è morto. Requie all'anima sua! Requie? il giornale non gli dà requie. Mentre la famiglia piange, mentre gli amici si affrettano a mandare telegrammi e lettere di condoglianza, più o meno bugiardi, mentre il Consiglio dei ministri prepara i solenni funerali a spese dello Stato, il giornale vi tesse la vita dell'estinto: dove fece i primi studî, dove si laureò in legge, — sono quasi tutti avvocati quei signori! — quante volte fu Deputato, quante volte mutò bandiera, quante volte fu Ministro, quanti errori commise; e qui aneddoti, giudizî, interviste. Neppure il testamento è rispettato. È un atto grande e bisogna che si metta in piazza. “L'estinto era ricchissimo — è naturale! — aveva forti possessioni in quel di Bergamo. Egli lascia l'usufrutto alla vedova; alla figliuola, contessa C., cinquanta mila lire; al figlio avv. cav. uff. N. il triplo; al nipote....„ Insomma il giornale ci fa sapere come la defunta Eccellenza ha distribuita quella manna di Stato!

***

Ricordatevi: tre anni fa fece capolino in Russia il colera, un altro bel galantuomo, fratello germano del tremuoto e della peste. Il giornale dette subito l'allarme. “Attenti! l'amico è comparso. Ieri a Pietroburgo 200 casi, 122 decessi. Oggi casi 210, decessi 130.„ I Presidenti dei Consigli ne scrivono ai prefetti. Nettezza, nettezza, botti di acido fenico per tutte le strade. Con queste misure igieniche il pericolo fu scongiurato. Benedetto Iddio. Ma chi operò questo miracolo? Il giornale! Lui ci mise in guardia.

Potreste dire l'anno scorso avemmo il colera nelle Puglie, nella Sicilia, nel Napoletano. E che? il giornale forse non dette per tempo l'allarme? Se il Governo si svegliò, se un Sotto-ministro corse a Bari, e il Ministro-capo a Napoli, se i prefetti, i sindaci, i sanitarî si misero all'opera, se il nostro povero Mezzogiorno sfuggì ad una vera epidemia, bisogna essere grati al giornale, a questa voce misteriosa, che ricorda a ciascuno il proprio dovere, che protesta a nome di tutti, che scuote i sonnolenti, che bolla gl'inetti!

E quest'anno? Silenzio. Giolitti vuole che quest'anno non ci sia colera. C'è? Peggio per lui. Lo Stato non lo riconosce.

***