E quel birbaccione, pur di far ridere il pubblico, ne combina delle belle. Inventa? no; altera? no. Fa dello spirito. Ne volete un esempio? Un bel giorno scrive a grossi caratteri: Un parto in Vaticano. Possibile? in Vaticano? Ma questa è calunnia, ma questa è irriverenza, ma questo è un insulto, ma il Governo Italiano dovrebbe intervenire... Signori miei, non vi allarmate. Il giornale non calunnia: il parto c'è stato. Quella screanzata di leoparda, donata da Menelik a Pio X, ha messo fuori un leopardino!
Ma qualche giorno questa varietà manca. Il giornale è monotono, è pieno zeppo di disgrazie: tumulti a Palermo, due scontri ferroviarî in America, un disastro automobilistico in Germania, un naufragio nelle Antille, un uragano a Firenze, un incendio a Mosca, sciopero dei gassisti a Parigi e dei tramvieri a Roma, un palazzo che crolla a Napoli, crisi ministeriale in Austria, terremoto in Cina, peste in Egitto, colera in Albania, scoppio di una miniera nel Marocco, due cassieri di banco che fuggono, cento nichilisti russi condannati a morte, due processi di reati innominabili, sette necrologie, e per giunta la puntata del romanzo ha una scena di sangue. Su quel giornale potreste scrivere: Dies irae!
Un altro giorno festa su tutta la linea: corse a Bologna, gare a Parigi, pranzo di Corte a Berlino, un matrimonio reale, due battesimi mezzo reali, Esposizione a Venezia, approvazione del progetto di legge a favore del Mezzogiorno, una donna vince al lotto 200 mila lire, un'altra donna mette fuori — uno dopo l'altro — tre marmotti rosei e paffutelli. Vi viene la tentazione di gridare come un pazzo: evviva l'abbondanza! evviva l'allegria! evviva la pace!
Che cosa è la lettera? La lettera vi parla di una persona sola e alle volte di una persona a voi indifferente o antipatica, che vi annoia con certe confidenze, con certi consigli; eppure dovete rispondere, dovete spendere i vostri bravi tre soldi e ringraziare l'amico che si è compiaciuto informarvi delle cose sue.
Invece qui sapete che cosa si fa in Italia, in Europa, in Africa, in Asia, in America, in Oceania, finanche nel pianeta Marte, e non dovete ringraziare nessuno: avete pagato!
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Oggi c'è una gran fretta. Si vive poco, quindi il bisogno di semplificare tutto. Noi moderni siamo un po' ammalati, e due contrarie e strane malattie ci agitano: la febbre dell'interessante, la mancanza, quasi direi, di ogni meditazione. Tutte le nostre azioni risentono di questa doppia malattia morale; quindi una gran paura di perder tempo, un desiderio continuo di sbrigarci subito. Ditemi la verità: non vi sembra mille anni che terminiate di leggere questo libro? E perchè? Perchè si ha fretta. La prerogativa del nostro secolo è la fretta: tutto in fretta, tutto, anche... la morte! Prima le morti repentine erano rare, oggi all'ordine del giorno. Colpa nostra che le abbiamo dato il cattivo esempio! Solo i processi si tramandano alle calende greche. Ma sentite a me: è provvidenziale. Visto e considerato che oggi tutti quelli che ammazzano vengono assoluti, un po' di carcere preventivo, un po' di quarantena non fa male. Se i processi si manipolassero in fretta, Cifariello, Medugno, Bisogni, Erricone e compagni, sarebbero restati in gabbia appena un paio di mesi. Troppo poco, non è vero?
Ma lasciamo stare i processi. È imminente la revisione del codice penale e non sappiamo che ci regalano quei signori della Commissione. Forse...; ma ritorniamo al nostro argomento. Volevo dire: noi abbiamo una fretta indiavolata in tutte le cose. E il giornale, che vive della nostra vita, ci ha pensato. Oggi c'è ancora la smania di leggere romanzi, ma il troppo leggere stanca. È passato quel tempo, in cui si restava dalla mattina alla sera a divorare il Conte di Montecristo o l'Ivanhoe. Il giornale l'ha capito ed ogni giorno, a pian terreno, vi mette una pagina di romanzo inedito, fresco fresco, or ora uscito dalla penna dell'autore. Ve ne dà un pezzetto e voi lo potete leggere in caffè, in treno, nelle anticamere, a letto o... altrove! Sono romanzi a sensazione; spesso presentati in una lingua saracinesca, ma che importa? A noi basta succhiarvi il néttare dell'interessante. Ed anche il giornale ci guadagna: con quella fetta di romanzo vi adesca, vi tien ligato.
Ma non tutti si accontentano del romanzo.
I mirabili portati della scienza, le molteplici quistioni sociali, il nuovo indirizzo letterario attira. Ma è mai possibile ritornare agli studî? Sono tante le noie della vita, tanti gl'impegni professionali che non vi si dà neppure il tempo di grattarvi il capo. Spesso vi viene la tentazione di leggere qualche cosa. Tutti decantano le poesie dell'Aganoor. Vediamo un po' che vuole questa signora. E aprite il volume.