Il libro si ostina a volerci far pensare; il pubblico, no, non vuole pensare più; il pubblico vuole fatti, non idee, vuole la cronaca: cronaca cittadina, parlamentare, giudiziaria, sportiva; vuol sapere che fanno i Deputati con quel maledetto monopolio, che dice Fabbroni, che combina la Germania nel Marocco, che preparano i nazionalisti nel Portogallo, chi ha vinto la tombola telegrafica!

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Ma c'è altro. Quel giornalone con la sua carta ruvida, con i suoi caratteri nerissimi vi favorisce in tutto. Volete un bel villino, una casetta in campagna per la stagione estiva? Cercate qualche socio per la vostra ditta? Siete disoccupato? Vi manca la persona di servizio? Volete arricchire il vostro salotto di quadri antichi e pregevoli? Volete tirare nella rete un minchione? Volete vendere il vostro vecchio pianoforte?

Il giornale vi offre la sua quarta pagina. Veramente oggi non dovremmo chiamarla quarta; dovremmo chiamarla quinta, sesta, ottava, nona, secondo il caso, ma tant'è, la si chiama quarta pagina. E questo buontempone tiene la sua quarta pagina per vostra comodità: è il mercato, la fiera, dove si compra e si vende. Stando comodamente a casa vostra, potete fornirvi del necessario e del superfluo.

Ma quante bugie! Sentite la voce del ciarlatano e dell'impostore, che cerca carpirvi qualche liretta. A credervi, ogni malattia ha il suo rimedio, certo, infallibile, miracoloso, premiato in mille Esposizioni, sempre con medaglie d'oro, encomiato da migliaia di medici, sempre celebri. Il vostro medico di famiglia vi ha detto che la tisi, il cancro, l'epilessia è inguaribile! Che stupido! Tutto si guarisce, tutto si perfeziona, tutto si corregge. Cucina per gli stomachi forti, cucina per gli stomachi deboli; pomate che vi abbelliscono al di fuori, acque che vi lavano al di dentro. Volete ingrassare? volete dimagrire? volete mandar via i peli superflui e alimentare quelli necessarî? Signorina, il vostro seno è piallato? Carezzatelo con questa polvere, vi gonfierà a vista d'occhio. Che? avete dietro una certa protuberanza? Non c'è bisogno di ricorrere alla sega di butirro, come il gobbo di Peretola. Eccovi un unguento che farà sparire in men di due ore quel vulcano spento. I vostri capelli sono bianchi? diventeranno neri come... il carbone. Siete calvi? diventerete... un orso. Siete gottoso? ballerete come un indiano. Siete vecchio? avete una certa debolezza? Per mezzo di questi nuovi Mefistofele, diventerete giovane come Faust e forti come Ercole. Che? la vostra gallina non fa uova? Ecco una polvere miracolosa! Sette uova alla settimana, sì, sette, anche la domenica! La gallina non è tenuta alla legge sul riposo festivo, nè da parte di Domineddio, nè da parte di Giolitti.

O vedi, vedi! Un occhio vi fissa maledettamente per dirvi che non ci sono più miopi, presbiti e viste deboli; tre bocche spalancate vi presentano un esercito di denti bianchissimi e vi raccomandano l'Odol; due bimbi si deliziano con una grossa bottiglia di Emulsione Scott; un leone con gli occhiali porta scritto sulla coda: assaggiatelo! Migliore del cognac! Ma di grazia, che cosa dobbiamo assaggiare? Il leone? Chi lo sa. Bisognerebbe rivolgersi al signor Bisleri, il quale ha una tenerezza per le belve. Tutte le sue specialità sono custodite da leoni, da iene, da tigri, da serpenti!

Ma via, non perdiamo tempo. Vedete: con poche lire potete vestirvi da principe, comprare una grammatica inglese di nuovo metodo, che vi renderà professore dopo due mesi, aver franco di porto degli estratti celebri che vi daranno cento bottiglie de' più scelti liquori.

Gratis, gratis, gratis! Vogliono solo sapere il vostro nome, per mandarvi opuscoli, libri, abiti, orologi, ritratti, grammofoni.

E tutto questo vi si annunzia con il più grande apparato, con mille colpi di grancassa. Ognuno alza la voce, ognuno predica insuperabili le sue specialità. È curioso! in mezzo a questo frastuono di ciarlatani, di falsi filantropi, una nidiata di teneri amanti — che profanazione! — si scambiano baci e carezze; un attempato cerca una sposina per i suoi ultimi anni; un povero diavolo promette cento lire a chi gli restituisce il portafogli, smarrito o rubato ieri alla piazza C.; un fanatico collezionista chiede un francobollo di non so qual regno; un voluto professore è pronto a fare da ripetitore, da segretario, da cameriere, magari da guardaportone; tre o quattro tabaccai napoletani — sono tutti cabalisti quei signori! — con novanta miserabili centesimi vi mandano fin in casa una quaterna secca, che vi renderà grasso alla prossima estrazione.

Qualche volta tutto questo frastuono tace; la fiera è deserta; la quarta pagina è vuota. Vuota? no, vedete bene; in un angolo si legge: Per la tosse asinina le pillole Bertelli.