l'alma veder oltre le belle bella.

Brava la Gambara che pensava all'eternità! Oggi è certamente felice, perchè ha ritrovato il consorte!

Ma abbiamo pianto abbastanza con queste tre gentildonne; è tempo di presentare i nostri ossequi ad altre poetesse, che non ebbero la disgrazia di restare vedove.

Ecco: in mezzo alle opere del Foscolo, del Giusti, trovo le poesie della Guacci. È un volume del 1847, resosi oramai raro, perchè i nostri editori non credono opportuno farne una ristampa; nè il Croce, che raccoglie, cura, commenta i lavori del De Sanctis, dell'Imbriani, dello Spaventa, ha finora pensato alla Guacci.

Eppure questa nobile e cara poetessa meriterebbe di entrare nella moderna letteratura. Mi sembra vederla, quando ancora giovinetta declamava le sue poesie alla presenza del Puoti, del Poerio, del Dabbono, del Leopardi e del Giusti.

Il suo genere preferito è la lirica, lirica forte che ricorda quella del Foscolo e del Prati. Il Settembrini, sempre un po' eccessivo nei suoi giudizî, presenta il volume della Guacci come “uno scrignetto di gioielli, diamanti di acqua purissima, di lavoro perfettissimo„. Questa volta il Settembrini merita venia: una fanciulla che canta con tanta grazia e leggiadrìa innamora.

Ma, checchè si dica, queste poesie hanno un valore indiscutibile. La Guacci non piagnucola per amore, non si rinchiude in argomenti sacri, per terminare il suo canto con un sospiro alla petrarchesca o con una giaculatoria: nessun frastuono, nessun rimbombo; la forma classica, naturalmente castigata e densa di pensiero, rivela un animo virile, più di certi poeti moderni, che trattano la poesia come un gingillo.

Qui debbo fermarmi e prendere fiato.

Sono giunto a metà del cammino e quel che è peggio sto per entrare in un campo molto vasto. Mi tocca parlar delle letterate moderne. Dio mio, che esercito! Se fossi poeta ricorrerei alle Muse per essere illuminato e sorretto; ma non posso invocarle in un modesto lavoro di prosa. Le nove verginelle se ne stanno in Elicona a solo uso e consumo dei vati! Mi tocca dunque entrar solo nell'agone.

Innanzi tutto metto fuori le letterate straniere. Ognuno decanti le sue eroine. E poi come parlare della Sand, la quale cambiandosi il nome e vestendosi spesso da uomo, quasi rinnegò il proprio sesso? come parlare di Madama De Staël, di questa amazzone che scrisse di politica, di storia, di sociologia e che ebbe l'audacia di voler insegnare ai filosofi come va intesa la vita, ai re, come si governa?