Unica eccezione dovremmo farla per Carmen Sylva, che di tanto in tanto, fa sentire la sua voce melodiosa: ma le regine debbono essere giudicate dalle regine! Noi siamo monarchici e rispetto ne abbiamo per le signore coronate, specie quando sono colte, amabili, caritatevoli.

Sentite: se l'Alighieri, il Petrarca ecc. potessero ritornare in vita, resterebbero molto maravigliati nel vedere che le nostre donne somigliano poco alle Beatrici e alle Laure. Oggi le donne scrivono romanzi, novelle, studî critici, storici; sono ascritte a circoli di cultura, dirigono riviste e periodici, danno brillanti conferenze, facendo restare con un palmo di naso noialtri uomini.

Un tempo una donna che si presentava in pubblico era accolta con una certa indulgenza; tutti la guardavano con benevole superiorità, come per dire: poverina, è una donna! Ma oggi, eh! oggi dinanzi a una donna colta siete voi che vi sentite piccino!

Un secolo fa la Guacci, timida, aveva quasi vergogna di far sapere che scriveva versi e solo per le continue insistenze di parenti e di amici dette alle stampe le liriche; Ada Negri invece, confinata a Motta Visconti ad insegnare l'abbecedario, sente una voce interna che le dice: Tu non devi consumare così la tua vita:

Vedi laggiù nel mondo

Quanta luce di sole e quante rose!

Senti pel ciel giocondo

I trilli delle allodole festose

Che sfolgorío di fedi e d'ideali

Quanto fremito d'ali!