Qual maraviglia dunque se le nostre figliuole vengono su piene di pregiudizi e passano il loro tempo ad ornarsi, ad imbellettarsi, per apparire un po' più leggiadrette e vezzose? Inaridite le facoltà intellettive, non resta che darsi ai gingilli e alle moine. Così si presentano all'altare, così si preparano ad essere madri.

Quante signore conosco, signore rispettabili per censo e per nobiltà di natali, che leggiucchiano appena la cronaca del giornale e il libriccino della messa! Quando vi trovate in conversazione con queste poverette vi tocca discorrere di faccende domestiche, trattare argomenti frivoli; più in là non si può andare: quelle nobili matrone non avrebbero la forza di seguirvi.

Si dice in una forma più o meno enfatica che la donna deve essere la vestale domestica, destinata da Dio ad alimentare la fiamma dell'amore, della carità, del sacrificio; si dice che la donna ha il dominio intero della casa; si dicono tante cose sulla donna. Ma di grazia, che potrà mai compiere una vestale superstiziosa, una regina semi ignorante?

Oggi l'uomo sente il bisogno di trovare nella sua compagna non solo la buona massaia, la semplice madre dei figli, la muta e involontaria ispiratrice, ma una creatura intelligente e colta, che lo consigli, lo sorregga nelle aspre lotte della vita moderna. Intanto si vede a fianco una donna piena di pregiudizii, che crede ancora alle fate, che non sa decidersi a viaggiare di venerdì, che chiama opera diabolica il cinematografo, che ignora in breve tutto quello che l'umano ingegno ha prodotto in questo secolo.

Non sono un femminista, nè credo vantaggioso per la società che la donna entri nella vita pubblica, sieda al banco del governo, si covra della toga del magistrato, declami dalla cattedra universitaria. Ciò che vorrebbero alcuni fanatici innovatori è un'utopia! La differenza fra l'uomo e la donna ci dev'essere. L'uomo assennato per logica, la donna per sentimento, l'uomo giudica per riflessione, la donna per istinto.

Ma rendete ragione quell'istinto, e la donna, pur restando donna, pur restando l'amabile e fedele compagna, non sarà più ciarliera, superstiziosa, ciecamente impulsiva. Istruitela, fatele comprendere che ha un'anima, che ha un'intelligenza e la donna, conoscendo così la propria dignità, potrà compiere intera quella santa missione cui la Provvidenza la destinava.

Gli umili e i superbi.

Un tempo i libri si pagavano un occhio.

Nel secolo XIII una Bibbia, ad esempio, costava la bella somma di 60 fiorini d'oro. Nel 1392 una baronessa di Germania dette alla propria figliuola per dote, e parve dote grandissima, pochi libri usati; un vescovo lasciò un breviario per comprare delle terre; il Poggio, con la vendita di un Tito Livio acquistò un villa; Luigi XI di Francia per leggere non so qual libro dovè dare in pegno tutte le sue argenterie; un certo Goffredo di Saint Leger nel 1332 confessa “avanti notaro aver venduto, ceduto, trasferito sotto ipoteca di tutti i singuli suoi beni e garenzia del corpo stesso al Signor Gerardo di Montagu lo Speculum Historiale.„ La moglie di un altro Goffredo, Conte di Augou — a quanto dicono gli annali Benedettini — comprò da un vescovo una raccolta di omelie, pagando “ducento pecore, un moggio di frumento, uno di segale, uno di miglio e finalmente cento pelli di martora„. Pochi libri sacri e qualche classico greco e latino costarono al Cardinale Bessarione la bellezza di trentamila zecchini.

Nè ciò dovrà far maraviglia. Si scriveva sopra le foglie di palme o sulle fibre del papiro, e fortunato chi possedeva un libro.