Benissimo. Un anno di cura, un anno per imparare la lingua, un anno per scrivere davvero con arte!

Molti — piccoli e grandi — vollero far tesoro di quella ricetta e subito si misero all'opera. Ogni mattina, a stomaco vuoto, cinquanta pagine di vocabolario.

Ma che! chi dopo una settimana, chi dopo un mese, chi dopo due, tutti incominciarono a sentirsi male; quelle pillole erano indigeste: ognuno interruppe la cura e non volle più sapere di vocabolario.

Era da immaginarsi. Con questi chiari di luna chi volete che consumi un anno sul vocabolario? Oh! il De Amicis non sa che nel nostro secolo c'è una fretta indiavolata in tutte le cose? Oggi i libri un po' voluminosi si presentano sotto forma di dizionarî o almeno offrono un indice alfabetico analitico, per comodità dei lettori, che non hanno tempo da perdere!

I nostri padri — beati loro! — si leggevano da capo a fondo un grosso volume e spesso ritornavano volentieri a leggerlo; ma oggi, oggi no: i libri che pesano più di duecento grammi ci danno noia e si lasciano dormire nello scaffale.

Proprio in questi giorni, scorrendo un catalogo di opere sacre, ho letto che un certo prof. Sestili ha pubblicato un Dizionario Tomistico ad uso degli studiosi di Teologia e Filosofia. Un tempo gli studiosi postillavano, commentavano la Somma dell'Aquinate, oggi si contentano di leggerla tagliuzzata in un dizionario. Che volete? quella Somma ai giorni nostri è diventata Soma e per conseguenza molto pesante.

Dunque, se i libri si riducono a vocabolarî, è mai possibile che un vocabolario possa diventare un libro e leggersi per disteso come una storia, o un trattato, o un romanzo, tenerlo sul tavolino da notte e portarlo, a fascicoli, nelle passeggiate in campagna? No.

Ma non credete che quel libro abbia perduto il suo dominio! Non volete seguire l'esempio del De Amicis? peggio per voi. Di buona o mala voglia, dovete ricorrere sempre a quel grosso libro. Disprezzatelo, guardatelo con occhio bieco, ma dovete convincervi una buona volta che il vocabolario è il solo, il vero libro indispensabile a tutti. Potete fare a meno della Divina Commedia e della Bibbia (e molti ne fanno a meno); del vocabolario, no.

Prima di tutto bisogna comprarlo. Avreste il coraggio di dire ad un amico “Mandami un po' il vocabolario Italiano?„ Vi sentireste rispondere: “Non hai il vocabolario? compralo.„

Nè basta comprarlo. La maggior parte dei libri si fanno rilegare per lusso: il vocabolario per necessità. Quel librone, a differenza di tutti gli altri, lavora, lavora molto: occorre quindi che sia rilegato in pelle e pelle fortissima. Di più, tutti i libri, piccoli e grandi, belli e brutti, utili e inutili, se ne stanno negli scaffali. Appena comprati, restano pochi giorni sul tavolino; alcuni si leggono, altri si sfogliano; ma tutti, letti o non letti, raggiungono la loro residenza stabile. Il vocabolario invece, dal primo giorno che è entrato in casa, se ne sta sempre sul tavolino. Accanto al calamaio, alla penna, alla cartella, il vocabolario. Spesso per i vostri studi avete bisogno di consultare molti libri; ne prendete uno, poi un altro. Dopo una settimana il tavolino n'è pieno: quei libri si accavallano maledettamente. Che disordine! Che oppressione! Bisogna far piazza pulita, bisogna che ognuno ritorni al suo posto. Ma il vocabolario non si muove: il suo posto è là, sul banco del lavoro.