Agli innamorati presta il dolciume, al pessimista le parole di colore nero, al rivoluzionario le mitraglie, all'asceta le vaghe aspirazioni, all'umorista le arguzie, al maligno i sarcasmi, all'invidioso gli scherni.

Dovete scrivere in prosa? Il vocabolario vi offre parole piane, facili, casalinghe. Amate scrivere in versi? Il vocabolario vi presta parole dolci, diafane, armoniose. Che? dovete preparare un discorso che faccia rumore? ricorrete a lui: ha un centinaio di parole rimbombanti che fanno al caso vostro.

Ah! se aveste la pazienza di cercare, frugare, rovistare quel librone, potreste esprimere una vostra idea in venti, trenta modi differenti e produrre venti, trenta effetti diversi.

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Eppure questo libro che vi favorisce in tutto, che è sempre pronto a servirvi, non è amato, no; è sopportato, lo si considera come un grande importuno; che vuol ficcare il naso in tutte le cose.

Domandate ai vostri ragazzi che ne pensano del vocabolario. Dio mio, è il libro più antipatico! Almeno quegli elementi di storia hanno dei fatterelli piacevoli, il libro di lettura attira con qualche raccontino; ma il vocabolario? pesa un mondo e annoia per dieci.

Ogni giorno bisogna portarlo a scuola, ogni giorno bisogna riscontrare, trascrivere e mandare a memoria dieci vocaboli. Il maestro spesso grida: — Come, roba con due b! perchè non l'hai trovato nel vocabolario? — E così i vostri poveri ragazzi, per non avere rimproveri a scuola e castighi a casa, ricorrono al vocabolario. È un libro che li perseguita sempre e da cui non possono liberarsi. Scrivono il componimento italiano? Dopo aver consumato due ore a mettere insieme dieci periodi, vocabolario per i benedetti errori di ortografia. Mandano a memoria una poesietta, un brano di prosa? vocabolario per assicurarsi del significato di tre o quattro parole.

Hanno torto i ragazzi a considerarlo come un libro noioso? Non credo.

Hanno torto invece gli scienziati, i quali vorrebbero fare a meno del vocabolario. Essi dicono: “Il vocabolario a noi? Ma non sapete che la scienza ha un linguaggio proprio, ha parole tecniche, che non sono italiane, nè francesi, nè tedesche, ma scien-ti-fi-che! La scienza è universale, e quindi è libera di servirsi dove vuole e come vuole!„

E così i medici, ricorrono direttamente al greco antico e, per intimorirci di più, battezzano le malattie con parole lunghe un metro; i naturalisti si servono del latino; gl'ingegneri rubano un po' da per tutto. E la lingua italiana? Si lascia ai letterati di professione. Finchè si frequentano le scuole secondarie, si studia un po' di lingua; ma dopo il liceo, si manda a quel paese. Ognuno prende la sua strada. Chi entra nelle cliniche, chi si cristallizza coll'algebra e con la trigonometria, chi si dà anima e corpo all'elettricità, chi si rinchiude in un osservatorio per studiare, la luna, il sole, e le stelle fisse o erranti, chi si ostina e restarsene, giorno e notte, in un sotterraneo per darvi la lieta novella che all'ora B, al punto C, c'è stata una forte scossa di terremoto, e chi va ramingo per piani e per valli, in cerca di piante rare. E così ognuno vive nel suo mondo, ognuno legge i libri del proprio mestiere.