La letteratura? Che letteratura! Ricordano come un sogno di aver un tempo letto l'Iliade, il Furioso, i Promessi Sposi. Oggi hanno altro per il capo.
Eh! signori miei, fate male; potete dare il ben servito a tutti i libri, ma al vocabolario, no. Prima di essere medici, astronomi, naturalisti, ingegneri, siete italiani ed avete il sacrosanto dovere di parlare e scrivere in lingua italiana. E poi... non vi siete accorti che il vocabolario si vendica degli apostati? Voi consumate i migliori anni nello studio, vi affaticate, incanutite innanzi tempo, ma la scienza resta sempre il patrimonio di pochi. Perchè? Perchè i vostri libri sono scritti in una forma arida, stucchevole, saracinesca. Ricorrete al vocabolario, fatevi guidare da lui. La scienza sarà popolare e un po' di popolarità l'avrete anche voi.
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Faccio una proposta: presentatevi a un uomo di Governo, a un'Eccellenza, a una sotto-eccellenza e parlate di lingua! Sareste accolto con un sorriso canzonatorio! Questi signori del Ministero, che hanno in mano i destini della patria, non possono pensare alla lingua.
L'alta politica assorbe, l'alta politica è come l'amore: fa perdere tutti i sensi. Appena un giurista, uno scienziato, un cultore di lettere ha la fortuna o la disgrazia di afferrare un portafogli o mezzo portafogli, addio professione, addio studî! Non è più medico, avvocato o letterato, è un uomo politico.
Valga per tutti l'esempio dell'on. Sacchi. Chiamato per la prima volta da Sonnino a guardare i sigilli reali, corre a Torino, licenza clienti e scrivani e chiude bottega. Che avvocato e avvocato! Il ministro è ministro! Roma, la potente incantatrice, lo chiama a sè, e lo trasforma in un matematico; gli presenta dieci, dodici problemi — problema economico, problema finanziario, problema del mezzogiorno (siamo diventati un problema, noi del Sud!) e gli dice: “risolvi„.
Eppure questi uomini, che volontariamente, per la salute... della patria, si espongono alla terribile prova, e diventano vittime del quarto potere, che li spia, li sorveglia, li censura; oltre a doversi parare i colpi mortali delle estreme destre e sinistre, — oggi veramente non più: gli estremi si son toccati e l'opposizione la fanno i liberali del centro —; oltre al pericolo di trovarsi domani dinanzi all'Alta Corte di giustizia per il redde rationem, questi uomini debbono pensare, — guardate un po'! — alla lingua e consultare il vocabolario. Specie il Ministro della Pubblica istruzione, questo Pontefice Massimo dei nostri studi, deve maneggiar bene il patrio linguaggio. Nè lo dico per celia: il ministro Baccelli si permetteva di dire in pubblica Camera, che il Bonghi guardava il letto. Subito l'Imbriani a rimbeccarlo: “Guarda il letto! Ma non sa il signor ministro della Pubblica Istruzione che guardare il letto è francesismo?„
Il Baccelli tacque: aveva torto.
Ricordate lo scandalo di quattro anni fa? Dalla Minerva vennero fuori certi temi d'italiano! I professori si guardarono in faccia e a bassa voce si andavano susurrando, non senza compiacimento: — hanno perduto la testa quei signori! — Ma il ministro non aveva perduto la testa, no; aveva solo dimenticato di consultare il vocabolario. E questa dimenticanza continua. Spesso dopo aver letto una circolare vi viene la tentazione di scrivervi sotto a grossi caratteri — vocabolario — e spedirla raccomandata “a Sua Eccellenza il Ministro della Pubblica Istruzione„.
Al ministro? Ma è lui che scrive le circolari? Quel poveretto non ha neppure il tempo di grattarsi il capo: firma, non scrive. Questa, però, non è una buona ragione: chi firma, ne assume la paternità. Anche la cambiale si firma, e noi, disgraziatamente, sappiamo a prova quali danni morali e finanziari può regalarci quel pezzetto di carta, a cui appiccichiamo la nostra riverita firma.