Ma il guaio, il guaio serio è quando si scrive: le idee vi frullano nel cervello e fanno ressa per uscire: voi le ordinate, le accarezzate e giù in fretta a versarle sulla carta. La penna corre, vola! Che bei pensieri! Modestia a parte, voi siete uno scrittore coi fiocchi. Bravo, bravo! Domani starete sugli altari a fianco al D'Annunzio e al De Amicis.

Ma che! quella prosa che calda calda vi sembra bellissima, dopo due ore ha perduto tutto il suo incanto. È accademica, slavata, piena di francesismi, di provincialismi, di contorsioni, di luoghi comuni. Voi non siete più contento dell'opera vostra. Quanti dubbi, quante incertezze! Questa parola è italiana? e quest'altra? Questa frase mi sembra di averla letta, dove? nell'epistolario del Giusti? No, nei Proverbi? Quali proverbi! nelle lettere! e qui a scartabellare, a ricercare, a perder la testa!

Noi siamo infelici nella lingua. Le cose più comuni non sappiamo esprimerle con garbo. Spesso per nascondere la nostra povertà, si ricorre ai punti sospensivi, alle interiezioni. Tutto questo perchè? perchè facciamo poco uso del vocabolario. Lo teniamo sul tavolo, sì, ma lo consultiamo di rado. Ecco l'errore. Noi dovremmo avere sempre fra le mani quel libro.

Signori proprietarî di hôtel, in ogni camera, oltre le sedie, la spazzola, il pettine, non dimenticate di mettere sul tavolo il vocabolario della lingua italiana; vocabolarî nei palchi dei teatri, vocabolarî nelle pullman dei treni diretti, vocabolarî negli uffici postali e telegrafici, vocabolarî nei caffè, nelle trattorie, nei tribunali, vocabolarî... debbo dirlo? nel Parlamento. Ogni deputato abbia il suo Petrocchi, legato in pelle e oro. Forse così, molti nostri Rappresentanti, prima di domandare la parola e metter fuori certi discorsi, che per maggiore disgrazia vengono stenografati e conservati gelosamente negli Atti della Camera — ad perpetuam rei memoriam — avranno la comodità di consultare quel libro e parlare meno barbaramente. E i senatori? Lasciamo stare questi poveri vecchi. La vista è debole, le mani sono rattrappite e poi... parlano tanto poco! Ma i deputati, questi signori che sono pieni di vita, che rappresentano il popolo italiano, dovrebbero parlar bene e dare il buon esempio.

E voi, signor Ministro della Pubblica Istruzione, non alzate la voce a difesa del nostro “Idioma Gentile?„.

Eccellenza Credaro, invece di accarezzare gl'insegnanti primarii e secondarii, i quali, ringalluzziti come i ferrovieri, sono incontentabili e tirano sempre calci, pensate al vocabolario.

Oggi tutto è Stato. Chinino dello Stato, Ferrovie dello Stato. E la lingua non è dello Stato?

Sta bene combattere la malaria, che infesta le nostre campagne e miete migliaia di vittime; ottima idea disciplinare ferrovieri e treni diretti con un nuovo Ministero; ma la lingua? Avete mai pensato che noi italiani non sappiamo parlare? avete mai pensato che quando una povera recluta del Napoletano è spedita, a grande o a piccola velocità nel Veneto o nel Piemonte crede trovarsi nella California, perchè parla e nessuno l'intende, è interrogato e non sa rispondere?

Eccellenza, gl'Italiani sono stranieri tra loro per la lingua.

E che bisognerebbe fare? Abolire i dialetti? No; rendere popolare la lingua per mezzo del vocabolario. E poichè so che vostra Eccellenza,