in tutt'altre faccende affaccendata,
a questa roba è morta e sotterrata,
mi permetto abbozzarvi un progetto di legge, che dovreste avere la bontà di caldeggiare in seno al Consiglio dei Ministri e in seno alla Camera. I nostri cinquecento l'approveranno, non dubitate. Del resto si tratta appena di due o tre articoli e andrebbe sotto la categoria di leggina. Sentite.
Art. I. Dal 1 Gennaio 1912 tutti gl'impiegati civili e militari del Regno e della Colonia Eritrea avranno per proprio uso e consumo il vocabolario della lingua italiana.
Art. II. Sorgerà in Roma, sotto la dipendenza e vigilanza diretta del Ministero della Pubblica Istruzione, la Tipografia dello Stato per la esclusiva pubblicazione del vocabolario della lingua italiana.
Art. III. I Primi Presidenti e Procuratori Generali di Corte d'Appello, i Comandanti di Corpo d'Armata, i Prefetti, i Direttori Capi delle Poste e Telegrafi, gl'Intendenti di finanza faranno pervenire, per il tramite del proprio Ministero, non più tardi del 10 Novembre, l'elenco nominativo dei loro subalterni, affinchè ogni impiegato abbia per il 31 Dicembre un esemplare del Regio Vocabolario.
Ecco tutto: appena tre articoli, ma siate sicuro che la lingua se ne avvantaggerà di molto. Dal Primo Presidente di Corte d'Appello all'ultimo usciere di Conciliazione; dal Generale di Corpo d'Armata alla più ingenua ordinanza del più ingenuo sottufficiale, tutti, tutti impareranno a maneggiare con più urbanità la propria lingua. Forse così i signori Prefetti, Sotto-prefetti, segretarii, sotto-segretarii daranno il bando a certe lettere stereotipate, che si tramandano di generazione in generazione e che sotto la forma burocratica, nascondono una lingua barbara.
Ma, Eccellenza, scusate: bisogna aggiungere un altro articolo al progetto di legge.
Art. IV. Ogni comune del Regno, in ragione dei suoi abitanti, riceverà gratis un numero di esemplari del Regio Vocabolario. I Consigli comunali avranno cura di distribuirli ai cittadini che ne fanno richiesta.
Sì, sì, seminate vocabolarî da per tutto, in cielo, in terra, in ogni luogo. Dopo un paio di anni in Italia si parlerà davvero la lingua italiana.