Il Salviati, che più degli altri conosceva le misere condizioni della lingua, si mette in mezzo a questi cinque capi ameni e dice loro: “Perchè non compiliamo un vocabolario? Nella nostra lingua, insieme alla farina c'è molta crusca: dunque fondiamo l'Accademia della Crusca.„

Della crusca! Bisognava fondare l'Accademia della farina. Ma tant'è, vollero chiamarla della Crusca e vada per la Crusca. In quei tempi tutte le accademie, anche le più assennate, prendevano nomi bizzarri, per non dire ridicoli.

Anzi questi signori, continuando la celia, presero per stemma un frullone, lasciarono il nome di battesimo e si chiamarono l'Infarinato, l'Inferigno, il Rimenato, l'Insaccato. Solo il Grazzini restò col primitivo pseudonimo di Lasca, perchè la lasca è un pesce di fiume che va fritto con un po' di farina.

Questo comitato dei cinque il 1612 pubblicò il Vocabolario della Crusca. Finalmente! Ma che, credete che cessassero le polemiche? Non era mica il vangelo, la Crusca. Chi ne rise, chi l'accolse come un brutto scherzo, chi ne disse corna.

Aprì il fuoco il Beni con la viperina Anticrusca, ma gli restituì capitali e interessi il Pescetti con la terribile risposta all'Anticrusca.

Curioso fra tutto il Gigli. Fa un estratto di voci occorrenti nelle opere di S. Caterina e le dona ai Cruscanti, affinchè arricchissero il vocabolario di un tanto tesoro. Gl'Infarinati però fecero gli schizzinosi. “Santa Caterina, ne facciamo di cappello; ma quelle voci, no!„

Apriti cielo! Il Gigli si piccò e mise fuori il Vocabolario Cateriniano, con cui menò colpi da orbo a destra e a sinistra, attirandosi l'odio dei grandi e dei piccoli.

Ma se volessimo andar ricordando tutte le dispute, non la finiremmo più. Basti dire che dal Tassoni al Monti e cognato, moltissimi assalirono la Crusca.

Eppure, malgrado tutte queste lotte, la Crusca è restata l'Arca Santa ed è arrivata a noi come il più grande documento storico della nostra lingua. Or combattuta, or difesa, or calunniata, or disprezzata, la Crusca è stata sempre il codice supremo, il fuoco sacro della nostra nazionalità. Ed oggi? Oggi l'accademia della Crusca, lavora indisturbata. Ogni anno una seduta plenaria. Il Segretario Capo, Guido Mazzoni, legge la sua relazione e dice all'Italia che si è giunto alla lettera N; cioè vorrebbe dirlo all'Italia, ma lo dice ai compilatori e ai pochi socii che si trovano in quell'occasione a Firenze.

Quest'anno s'è fatta un po' di festa: si è celebrato il centenario del decreto di ricostituzione dato dal Bonaparte, il 19 Gennaio 1811. Tutte le autorità presenti. Mancava solo l'On. Luzzatti, allora Eccellenza, il quale si fece rappresentare dal ministro dell'Istruzione e da un telegramma classico.