Bisognerebbe ricorrere all'opera di un sanitario e sottomettere quei malati ad una cura rigorosa. Peccato che i nostri chimici farmacisti non abbiano pensato a preparare pillole per combattere questo nuovo morbo!

Ma lasciamo la celia. C'è poco da scherzare. Questa mania della stampa deve impressionarci davvero e sarebbe provvidenziale una legge che limitasse la stragrande produzione di opere inutili, o peggio. Ma zitto! Saremmo chiamati reazionarî. La stampa è libera. O perchè i nostri padri hanno combattuto, perchè, a costo del proprio sangue, scacciarono Borboni e Austriaci? Libertà su tutta la linea: libertà di parola, libertà di azione, libertà di stampare le proprie corbellerie! E poi che vi interessa se un Tizio vuol mettere fuori un romanzo, una raccolta di novelle o dieci odi davvero barbare? A voi quel romanzo sembra insipido, quelle novelle scialbe? tanto piacere! A lui piacciono e basta. Chi rimette le spese di stampa è liberissimo di preparare la carta al salumaio e al droghiere. Come potrebbe la legge intervenire? con qual diritto? Ogni cittadino che paga le sue tasse può stampare!

Intanto la marea cresce e forse un giorno saremo sopraffatti dall'enorme quantità di carta stampata.

Per mettere un po' di argine occorrerebbe un buon servizio di pulizia urbana rappresentato da una critica sana, scrupolosa e indipendente, la quale senza livore e senza debolezze illuminasse il pubblico. Solo così a certi Tizi passerebbe la velleità di essere chiamati autori.

Ma questo giorno è ancora lontano; oggi la critica è nelle mani del giornalismo che ne fa una fonte di guadagno.

Voi pubblicate un libro, un libro che vale poco o nulla? Se avete i mezzi di far parlare un po' la stampa, il colpo è fatto. Domani, giornali, giornaletti diranno che voi avete riempito un vuoto. Benedetti vuoti! La repubblica letteraria sembra un pozzo senza fondo. Ogni libro nuovo ne riempie uno; ma rifacendo i conti ne restano sempre altri da riempire.

Eppure i giornali hanno ragione: essi parlano di altri vuoti! Sentite: un libro che incontra il favore del pubblico, riempie due, o meglio tre vuoti: la tasca dell'autore, la tasca dell'editore, e un tantino anche quella del critico panegirista.

Ecco perchè oggi la letteratura è industrialismo. Si decanta un libro come si decanta una merce. E si cercano tutti i mezzi per infinocchiare il pubblico grosso.

Ho sott'occhio un numero del “Journal„ (17 Aprile 1907) in cui si legge: “Una signorina sui sedici anni è stata ieri vittima di un furto. Camminava per via della Pace leggendo un libro, allorchè un ladro le strappò di mano la borsetta: alcuni passanti che avevano osservato la scena, lo arrestarono e lo consegnarono alle guardie. Ma il più strano è che la signorina non s'era accorta di niente, assorta com'era nella lettura di un romanzo dal titolo Vertigineux amour. Si tratta di un racconto così interessante e che incatena l'attenzione del lettore a tal segno che può benissimo rendere una persona insensibile a tutto ciò che le avvenga d'intorno.„

Ecco come si fa la reclame ai libri nuovi. Molti naturalmente comprarono quel romanzo e a conti fatti si accorsero che i derubati erano essi, non la signorina... immaginaria.