Il ladro sorride gli chiede venia e si allontana.
Eppure il Balzac mentiva. Al suo tempo i letterati di grido incominciavano a guadagnare qualche marengo. Lo Scott con i suoi romanzi arrivò a sei milioni e mezzo; il Dumas (padre) lasciò al figlio una rendita annua di lire 50 mila; il Sue, solo coll'Ebreo Errante, intascò molte migliaia di lire.
Ed oggi? Oggi un libro che incontra il favore del pubblico è una miniera inesauribile di gloria e di danaro. Un libro basta a farvi milionario e a sollevarvi nello stesso tempo tra gli alti papaveri della repubblica letteraria. E quando siete a quel posto, non ci sarà più bisogno di lavorare; potete passare la vita in divertimenti.
Quel libro, come un fertilissimo podere, ogni anno vi darà il suo invidiabile prodotto.
Questa fortuna però tocca a pochi.
Ogni giorno si pubblicano migliaia e migliaia di libri, ma gli autori non diventano milionari. Tutt'altro: la maggior parte vi rimette le spese. E perchè? perchè questi libri non scuotono il pubblico, il quale per natura è sonnacchioso e indifferente. Bisogna svegliarlo, entusiasmarlo, elettrizzarlo, stordirlo!
È molto difficile, non è vero? ed ecco perchè in cento anni, appena cinque o sei libri si possono chiamare fortunati!
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Faccio una domanda. Che sarebbe stato del Manzoni se non avesse scritto i Promessi Sposi?
“Il Manzoni!„ — esclamerà qualcuno — oh non sapete che il Manzoni è un colosso? che appartiene alla schiera dei sommi maestri?„