Anche in poesia: Lorenzo Del Nobolo da Montevarchi ne ricava un poema di dodici canti, lo pubblica da Giardelli di Firenze il 1838 e lo dedica alla Granduchessa di Toscana.

I personaggi divennero popolarissimi. Ogni prete, un po' ignorantuccio e timido, veniva chiamato Don Abbondio; tutte le domestiche dei reverendi ebbero il nomignolo malizioso di Perpetua. Nelle conversazioni si sentiva spesso ripetere: “Mi sembri il conte Attilio! Vorreste imitare il padre di Fra Cristoforo? vedi quel Don Ferrante! Oh! che cera da Innominato!„

Si disse che il Manzoni ebbe quel trionfo per la benedetta quistione della lingua. Non credete a queste ciarle. I Promessi Sposi furono fortunati: ecco tutto.

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Dopo la pubblicazione di questo romanzo il Manzoni si mise in posizione ausiliaria e di rado prese la penna in mano. Perchè affaticarsi? il colpo era fatto.

Incominciarono ad affaticarsi i poveri imitatori. Il Rosini, purista cattedratico, prende per sè il quadretto della Monaca di Monza e dice: “Questo ingrandimento artistico lo faccio io!„ Il Gualtieri acciuffa l'Innominato e gli grida: “Per te ci sono io, canaglia!„

Se ne venne poi la così detta scuola manzoniana. Il Grossi, il D'Azeglio, il Cantù, il Carcano scrissero il loro romanzo. Che volete! quel successo faceva gola e ognuno sperò di averne una fetta. La malattia è continuata per un pezzo, e pochi anni fa abbiamo avuto I figli di Renzo e di Lucia. Ma questi benedetti figli, com'è da immaginarsi, somigliano poco ai genitori. Segno di decadenza! — direbbero i moralisti; mancanza di arte! — diciamo noi.

Altri, vedendo che i poveri imitatori avevano fatto fiasco, si dettero a commentare il fortunato romanzo. Abbiamo centinaia di volumi sui Promessi Sposi! Commenti storici, commenti estetici, filologici, stilistici, ecc.

Il Morandi incomincia a muovere la quistione della lingua, risponde il D'Ovidio, replica il Morandi. Il Boni, più pratico, pubblica una grammatica italiana con gli esempi ricavati dai Promessi Sposi e par che dica: “Se vuoi scrivere come il Manzoni, eccoti la guida!„ Allora il Morandi lascia il D'Ovidio, ricorre ad un Cappuccini e così a quattro mani preparano una nuova grammatica manzoniana fin nelle ossa.

Ma dunque tutto è Manzoni, Manzoni, Manzoni! Il pubblico cominciò a seccarsi e stava proprio sul punto di dire: “finitela una buona volta!„, quando il Venturi, un altro manzoniano puro sangue, prepara un nuovo libro. Ancora? Ma che cosa avrà da dire questo egregio professore? Il romanzo è stato commentato, analizzato da capo a piedi e anche di traverso. Dunque? Il Venturi prende diversi pezzetti del libro, li liga con sottilissimi fili di prosa sua e dice al pubblico: “Io vi presento il Fior dei Promessi Sposi.„ Il fiore? ma come si chiama questo fiore? È una rosa, un giglio, un giacinto, una viola?