Ricordo che anche noi fanciulli ci sentivamo ferir l'animo quando il professore ci leggeva in classe, l'arrivo allo Spielberg, il mutolino, la morte dell'Oroboni.

“Che cosa, signor maestro, aveva commesso il Pellico, per meritare questa pena?

— Eh! figliuoli miei, aveva amato la patria. —

“E perciò fu imprigionato?„

— Già, in quel tempo chi amava la patria era punito col carcere. —

“Da chi?„

— Dall'Austria. —

Ma lasciamo stare questi ricordi, lasciamo stare l'Austria. Adesso siamo amicissimi: il nostro Di San Giuliano va e viene dall'Abbazia e fa la sua partita con il collega! Però, sia detto fra noi, se l'Imperatore d'Austria avesse potuto sospettare il brutto tiro del Pellico, non si sarebbe lasciato vincere dalle preghiere della sua augusta consorte! Le lacrime della contessa Gonfalonieri sarebbero state vane. Quell'Imperatore, buono alla scorza, che “non voleva vedere le faccie sparute dei prigionieri per non rattristarsi„, a firmare condanne capitali ci provava gusto e al Pellico gliel'avrebbe fatta a misura!

Il Pellico dunque deve alla contessa Gonfalonieri la vita e... la fama. Se oggi si trova a fianco del Foscolo, del Monti, del Giusti è per le Mie Prigioni. Togliete questo libro, che gli resta? Un bagaglio di tragedie, di cantiche, di poesiole, che si stampano per contorno alle Mie Prigioni, ma che nessuno legge. La Francesca da Rimini ebbe un po' di successo, poi andò a tener compagnia alle altre sorelle!

Il Pellico era convinto di ciò, e dopo la pubblicazione del libro fortunato voleva chiudere bottega. Ma eccoti di nuovo quel benedetto abate Giordano, che gli va ripetendo: “Dovreste giovarvi del favore che il pubblico vi dimostra per dargli un trattatello morale.„ Il Pellico ripulì i ferri del mestiere, si mise all'opera e ci regalò I doveri degli uomini. “Questo libro — sono sue parole — ebbe un successo simile alle Mie Prigioni.„